martedì 30 novembre 2010

Jackson e la second Bank

Pubblica una nota dell'ottimo MMST


Prima della federal reserve gli stati uniti fecero alcune prove per istituire la loro banca centrale senza particolare fortuna.

Il primo tentativo, ricordato da pochi poiché anteriore al riconoscimento ufficiale dell’indipendenza, fu la Bank of North America fondata da Morris con base a Philadelphia nel 1782 ed ebbe tra i promotori anche Franklin. Fu la banca che ottenne la concessione dal governo di emettere moneta e il compito di riordinare le finanze coloniali disastrate dalla svalutazione del continental, l’esperimento durò pochi anni e la concessione venne revocata nel 1785 (rif. Creating the U.S. Dollar Currency Union, 1748-1811: A Quest for Monetary Stability )

Nel 1791 fu il turno della First Bank of US banca voluta dal segretario al tesoro Hamilton e con base anch’essa in Philadelphia durò vent’anni, nel 1811 venne revocata la concessione.

Il terzo infine fu fatto dal presidente Madison nel 1816 con la creazione della Second Bank of US con base sempre a Philadelphia. Secondo Zeigteist addendum la banca fu chiusa nel 1835 l’anno in cui gli Stati Uniti azzerarono il debito pubblico. L’equazione che il filmato fa intendere è immediata; banca centrale=banchieri privati= truffa del debito pubblico, pertanto basta che il popolo si impossessi delle ricchezze trafugate dagli avidi banchieri e voilà saremmo tutti più ricchi con azzeramento del debito pubblico e magari qualche stampata in aggiunta in segno di sovranità ritrovata.

La situazione è diversa, inanzitutto occorre precisare il ruolo delle banche nella nascente nazione americana. Lo sviluppo nei primi decenni dell’800 degli stati del west (meglio del Midwest gli Stati Uniti non erano neanche una trentina), richiedeva credito per i nuovi investimenti agricoli per l’occupazione e la lavorazione di nuove terre. Alla fondazione di nuove città o villaggi pertanto oltre che allo sviluppo di nuove attività vi era come minimo comune denominatore la creazione di almeno una nuova banca o sportello bancario autorizzata dai singoli stati con lo scopo di fornire adeguato credito.

L’espansione generosa del credito facilitata dagli assegni al portatore emessi delle singole banche (che fungevano da moneta privata), sostenne una buona crescita economica ma all’elargizione allegra corrispondeva contemporaneamente un rischio insolvenza. A questo scenario si contrapponeva la Second Bank che con base in Pennsylvania ovvero negli stati dell’est e con la benedizione governativa era sempre solerte quando accettava pagamenti in monete cartacee delle banche occidentali a presentarle immediatamente per riscossione.

In riassunto la Second Bank svolgeva sia la funzione di credito ordinario e pertanto concorrenziale alle altre banche che una funzione di controllo ovvero di limite per il credito delle banche degli stati occidentali e le costringeva a una maggiore prudenza, requisito che invece come dimostrerà successivamente non valeva per se stessa. Questa asimmetria non poteva essere appoggiata dalle banche controllate né poteva essere tollerata dai soggetti che a cascata ne risentivano ovvero le nascenti attività imprenditoriali e agricole finanziate.

Nella traduzione politica americana la Second Bank venne considerata come un’intromissione del governo nelle attività economiche dei singoli stati e pertanto fu proprio dagli stati occidentali che arrivò l’appoggio alla campagna presidenziale rivolto nei confronti di Jackson sul suo programma di abolizione della banca centrale.
La breve storia è descritta da Galbraith.*

Nel 1833 il governo trasferì i suoi depositi dalla Second Bank ad altre banche minori e nel 1836 (non nel 1835), non rinnovò la licenza di emissione di moneta. La Second Bank a causa della sua cattiva gestione non sopravvisse come banca ordinaria e fallì negli anni ’40.
Per affrontare il discorso del debito basta controllare i dati, nella serie storica del ministero del tesoro si nota che il punto di minore indebitamento pubblico gli stati uniti l’hanno centrato nel 1835 quando la banca centrale era ancora presente, pertanto è una bufala il legame tra banca centrale e indebitamento.

La spiegazione del debito è molto meno enigmatica; la guerra anglo-americana ha fatto esplodere il debito pubblico negli anni 10 successivamente l’opera di risanamento finanziario ha portato a una graduale e costante riduzione per poi ricrescere a causa prima delle guerre con il messico negli anni 40, poi per la guerra di secessione negli anni ’60, senza considerare le altre variabili della spesa pubblica.
Dal punto di vista nominale (dato poco significativo perché non prende in considerazione l’inflazione, lo sviluppo e l’allargamento economico degli stati uniti) dal 1836 al 1900 il debito pubblico è salito da 40.000 dollari a oltre 2 miliardi. La fed ancora non esisteva tranne forse che nei pensieri di peter joseph.

*”Storia dell’economia” John Kenneth Galbraith Bur Editore

Questionario di Pascucci


Ho trovato l'altro giorno un questionario abbastanza capzioso su wallstreetitalia postato dal sig. Pascucci
Lo riporto:






Problema

• Tutti i politici eletti alla guida della Nazione hanno sempre indebitato lo Stato chiedendo denaro in prestito ad una ristretta cerchia di banchieri privati.

• Questi banchieri internazionali creano il denaro dal nulla e senza nessuna contropartita, semplicemente stampandolo.

• Gran parte delle tasse versate dal cittadino servono a pagare gli interessi su quel debito inestinguibile, eterno, costituito da carta straccia.

Domande:

1. Perché lo Stato non si stampa da solo i soldi ?
2. Perché conia le monete metalliche ma non stampa le banconote?
3. Perché emette Obbligazioni invece che stampare moneta esente da interesse ?
4. Perché, dal 10 AGO 1893, l'elenco dei soci di Bankitalia S.p.A. è stato reso disponibile solo il 20 SET 2005 ?
5. Perché il Senato della Repubblica nei suoi verbali riporta «omissis» quando arriva ad elencare tali partecipanti ?
6. La Banca ha il monopolio della creazione ed emissione della moneta. Essa crea 100, presta 100 e pretende una restituzione di 100 + 5 di interesse: lo Stato dove prende quel +5 [che non esiste]?


Vediamo di rispondere al sig. Pascucci, visto che sono domande che ripete da anni senza darsi pace e soprattutto trovare delle risposte che gli piacciano.

1. Perché lo Stato non si stampa da solo i soldi ?
La BCE è un organo della comunità europea a cui lo Stato ha delegato la politica monetaria
Cito da un ottimo blog:
Per il principio della separazione dei poteri. Delegare l'emissione a un'autorità terza indipendente è l'unico modo possibile per evitare che la moneta sia usata a scopi politici e non anticiclici. La banca centrale non è una “spa privata”, la banca centrale è un ente statale indipendente dal Governo, esattamente come la Magistratura. La separazione dei poteri è il principio cardine dello stato democratico.

2. Perché conia le monete metalliche ma non stampa le banconote?

Osservato che
a) per alcune monete il valore intrinseco supera quello nominale
b) sarebbe oltremodo costoso produrle a migliaia di km di distanza
c) costituiscono una piccola percentuale del valore monetario circolante, ossia sono di importo irrisorio
d) le monete vengono usate per gli scambi in modo limitato

Sono quindi più controllabili e possono non essere emesse dall'autorità monetaria.
 Si è adottata la scelta di farle coniare ed emettere in modo definitivo dalle BCN in modo da eliminare i costi di trasporto
Ma davvero il sig. Pascucci è così preoccupato per il fatto che lo Stato conii le monetine? Oppure si cruccia del fatto che non stampi gratis le banconote?
Dalla domanda successiva direi "la seconda" che ho detto...

3. Perché emette Obbligazioni invece che stampare moneta esente da interesse?
L'interesse incassato dalle banche centrali nell'emissione della moneta non è un problema visto che è girato interamente agli Stati membri.
Ma se lo Stato "stampasse moneta" non a debito cosa succederebbe?
Stampare denaro non crea valore. Sarebbe carta igienica. Una banconota stampata gratis vale appunto nulla. Curioso vero? Uno Stato potrebbe, con una dittatura, imporne la circolazione al proprio interno, ma per gli altri Stati, inesorabilmente, rimarrebbe carta igienica.
Risultato: non varrebbe nulla neanche al proprio interno. Inutile citare la parola "iperinflazione".

Cosa da valore alla moneta? il lavoro che è fatto per poterla ottenere. Nel caso della moneta emessa dalla banca centrale in cambio di titoli di Stato, il lavoro che i cittadini faranno, da cui avranno un reddito e sul quale pagheranno le tasse per consentire allo Stato, oltre a fornire servizi come istruzione, sicurezza, sanità etc., di ripagare i titoli emessi.


4. Perché, dal 10 AGO 1893, l'elenco dei soci di Bankitalia S.p.A. è stato reso disponibile solo il 20 SET 2005 ?
Cazzate. Basta dire che per trovarlo c'è voluto il "duro lavoro" di un giornalista di Famiglia cristiana, che notoriamente non è che sia un giornale di economia o di investigazione...
Ad ogni modo si legga questa nota


5. Perché il Senato della Repubblica nei suoi verbali riporta «omissis» quando arriva ad elencare tali partecipanti ?
Gli omissis si mettono per molteplici motivi, bisogna vedere di quali verbali parli. Ad ogni modo, non si capisce il senso della domanda visto che l'elenco dei partecipanti è ben noto.

6. La Banca ha il monopolio della creazione ed emissione della moneta. Essa crea 100, presta 100 e pretende una restituzione di 100 + 5 di interesse: lo Stato dove prende quel +5 [che non esiste]?

Lo Stato emette titoli all'asta. Ognuno può comprarli o meno al tasso che decide lo Stato. Se non li compra nessuno, sarà un problema per lo Stato se aumentare il tasso o agire diversamente.Le banche centrali redistribuiscono interamente gli utili agli Stati, dunque i 5 sono presi dalla moneta circolante e tornano, una volta redistribuiti, a far parte della moneta circolante.
Ossia l'effetto complessivo di acquisto/restituzione alla scadenza di un titolo è nullo. Non risulta un ammanco di 5 come  artificialmente Pascucci vuole far figurare.


E'  inoltre falso che pretende una restituzione di 100+5. E' più esatto dire che compra titoli al prezzo di mercato, oppure li accetta come garanzia per effettuare finanziamenti alle banche private.

lunedì 29 novembre 2010

La lezione del signoraggio di Nicolò Giuseppe Bellia

Pubblico una nota di yazid, che tratta uno dei miti più cari ai signoraggisti, il reddito di cittadinanza.


Tra i diversi personaggi che si improvvisano economisti, si trova la figura del signor Nicolò Giuseppe Bellia, definito dai suoi ammiratori come "professore e matematico", nonostante a malapena sia riuscito a terminare il liceo e avere creato la sua fama su una serie di malfatte scopiazzature (n.d.r. es. metodo di Bézout, inoltre si legga, ad esempio, questa discussione, e per chi vuole capirne di più consiglio questa nota [*])

Ma non è di matematica che su questa pagina si parla. Il "professore" infatti, tra le altre cose, si improvvisa esperto d'economia, pubblicando "lezioni" rivolte a chi casca, come una pera dall'albero, attratta dalla gravità, attratto da ogni tipo di bufala.
Leggendo le sue "lezioni", farcite dal solito ciarpame complottista, emerge come idea di fondo e panacea di tutti di i mali, il cosiddetto "Reddito di Cittadinanza Universale", ossia l'attribuzione di un reddito "incondizionato, dalla nascita alla morte, in misura sufficiente per l’acquisto del necessario per una dignitosa sopravvivenza".
Qual è la misura di questo reddito, per l'esimio professore?
"è prevedibile inizialmente intorno ai 500 euro mensili, pro capite"
.

In sintesi, una famiglia composta da moglie marito e due figli, riceverebbe mensilmente, 2000 euro, per il solo motivo d'esistere. Il "professore" si spinge oltre, prevedendo
"l'abolizione di tutti i precedenti Prelievi Statali – fiscali, previdenziali e quant’altro – che si scaricavano integralmente sui prezzi.
Con ciò si avrà il dimezzamento dei costi di produzione e quindi dei prezzi con conseguente raddoppio del potere d’acquisto del denaro".

Tutto ciò tramite il prelievo forzoso (l'8%, chissa perchè proprio tale percentuale) dei depositi in conto corrente, accompagnati da sofismi meno comprensibili ai più (tra cui il sottoscritto).
In questa nostra analisi, si eviterà di trattare la seconda parte del colpo di genio del Bellia, ossia l'abolizione di tutti i prelievi statali, sostituiti da un prelievo forzoso sulla liquidità dei conti correnti (a dirla tutta il professore auspica, sempre tramite argomentazioni capziose e fallaci, la completa sostituzione della cartamoneta con la moneta elettronica, auspicio probabilmente anche accettabile, ma non certo per le argomentazione riprodotte dal Bellia).
Approfondiremo in questa nota il cosiddetto "Reddito di Cittadinanza".
Senza avere alcun bisogno di essere né matematici, nè economisti, si potrà ben capire che, una famiglia media che riceve un sussidio di 2000 euro mensili (e qui dovrebbe partire il Jingle "vinci per la vita, Win for Life.."),  avrà bisogno di un maggiore stimolo per lavorare, facendo quindi aumentare i costi di  produzione, annullando  l'effetto del reddito di cittadinanza sulla capacità di acquisto risultante.
Fin troppo facile smontare l'esimio matematico, ci riuscirebbe un bimbo di tre anni. Vorrei porre l'attenzione sulla parola da me usata nel definire il reddito di cittadinanza, ossia la parola sussidio. Data infatti l'assoluta insussistenza delle argomentazioni del Bellia, vorrei dimostrare la fallacia di ogni aspetto delle sue argomentazioni partendo dai meccanismi dei salari e delll'uso dei sussidi da un punto di vista Microeconomico e da "Labour Economist".

Quest'anno, il Nobel per l'Economia, è stato assegnato a tre economisti che si occupano proprio del mercato del lavoro Diamond, Mortensen e Pissarides, che hanno messo in luce come le politiche economiche possano influire sull'occupazione e, tra queste, i sussidi di disoccupazione siano un ostacolo all'aumento dell'occupazione.

In Macroeconomia il salario di riserva è il salario per il quale per un lavoratore è indifferente se lavorare o meno. Se il salario a lui offerto sarà superiore a tale soglia, egli accetterà il lavoro mentre sotto tale soglia troverà non conveniente lavorare. La presenza di sussidi non farà altro che innalzare l'asticella, creando distorsioni al mercato del lavoro (per chi ha un'infarinatura economica: i sussidi traslano la curva di offerta di lavoro verso l'alto, facendo aumentare il suddetto salario di riserva e la disoccupazione).

In Microeconomia, l'agente massimizza la sua utilità, che è data dall'utilità del suo reddito (salario, sussidio) meno la disutilità dell'effort da lui espresso (per effort si intende, "alla meglio", impegno, tempo utilizzato, fatica).
L'utilità marginale dei redditi è decrescente, ossia l'utilità che si ricava dalle prime unità di euro (che servono a comprare beni primari) è molto superiore dell'utilità degli euro ulteriori via via che essi aumentano (che servono per beni via via meno indispensabili). Quindi, ancora una volta sarà intuitivo immaginare come un salario di cittadinanza che copra tutte le esigenze primarie e oltre di un agente renda difficile la ricerca di ulteriore reddito che riesca a coprire la disutilità dell'effort (impegno).

Ora, i sussidi sono, in generale, limitati in un arco di tempo breve e soggetti a restrinzioni; in molti casi sono uno strumento socialmente indispensabile, nonostante rallentino l'occupazione.

Bisogna spingersi all'assurdo per anche solo immaginare il totale collasso di tutti i mercati (finanziario, reale, del lavoro) che potrebbe comportare anche solo avvicinarsi alle idee dei signori che si spacciano per guru rivoluzionari che vogliono risolvere i problemi di questo mondo.

Addendum
Mi si è fatto notare che, Biella, prima di convertirsi al signoraggismo e alla “sovranità monetaria” immaginava, nel suo lavoro un visionario, kubrickiano, modello, che prevedeva come unica forma di tassazione un prelievo dell’8%, periodico,sulla base del circolante suddiviso tra la popolazione (quindi dai C/C), con circolante totalmente elettronico.
In questo “big brother” orwelliano il prelievo servirebbe a coprire la spesa e ad assegnare un reddito di cittadinanza a tutti.
Sui riflessi derivanti dal “reddito di cittadinanza” di tale portata mi sono già espresso.
Prima di tutto, dobbiamo capire cosa si tassa. Da quel che si evince nei testi propostimi, la tassazione sarebbe esclusivamente sul patrimonio, anzi, su una parte di patrimonio, quella detenuta in forma di liquidità (per quanto elettronica) mentre non intaccherebbe assolutamente i patrimoni di diverso tipo (materiali preziosi, immobili, valori mobiliari).

Questo modello di tassazione cozza con qualunque principio tributario (si tassa esclusivamente il risparmio, proprio il contrario di quanto sosteneva Einaudi (si leggano le classificazioni di reddito a scopo tributario su wikipedia) che proponeva la tassazione esclusiva del consumo). La Costituzione recita “ La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” , mentre questo modello non fa altro che scoraggiare il risparmio, specie quello più popolare, quello meno propenso a investimento.

L’effetto primo di questo modello sarebbe l’insorgere di una moneta, o di diverse monete, parallele. Chiunque infatti, non cederebbe nulla di materiale per una somma in denaro su cui verrà decurtato un importo (o comunque, scaricherebbe l’importo sul prezzo di vendita, proprio quello che Biella si propone di evitare, non sapendo che la scienza delle finanze dimostra come la traslazione della tassazione è possibile solo se la tassa è sulla produzione marginale e non sul profitto (Elementi di scienze delle finanze, Artoni)), si userebbero dei materiali che mantengono il loro valore come, ad esempio, oro e argento (oppure valuta estera).
Qualunque firma di impiego del risparmio (prestiti, obbligazioni, azioni) non sarebbe tassata, mentre sarebbero tassati coloro i quali posseggono materialmente la liquidità, con un nonsenso di tassare un debito.
Per mantenere questo sistema si dovrebbe vietare ogni tipo di scambio all’estero, perché chiunque comprerebbe all’estero anche fittiziamente, solo per esportare valuta ed eludere la tassazione. Si dovrebbero usare sistemi molto simili a quelli sovietici, o, più vicini a questo modello, quelli della ex-Jugoslavia Titina, dove vi era una parvenza di libero mercato .
Inutile sottolineare inoltre l’assurdità di tassare più volte la stessa grandezza, creando un lento esproprio per garantire un reddito di cittadinanza a tutti, si riproporrebbero le distorsioni del socialismo reale senza neanche la coercizione al lavoro che riesca a mantenere un livello minimo di produzione industriale


[*]
La teoria di Galois prende forma dal teorema di Abel-Ruffini, che afferma: "Non esiste nessuna formula per le radici di una generica equazione polinomiale di quinto grado (o superiore) in funzione dei coefficienti del polinomio, usando solo le normali operazioni al- gebriche (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divi- sione) e l'applicazione di radicali (radici quadrate, radici cubiche, etc.)".