domenica 11 aprile 2010

Debito pubblico italiano: nomi, numeri e date da sapere

Pubblico una nota tratta da un ottimo video di Weierstrass, diviso in due parti:
Debito pubblico italiano: nomi, numeri e date da sapere (1)
e
Debito pubblico italiano: nomi, numeri e date da sapere (2)


Spesa e debito pubblico italiano: un po' di informazione


Cos'è il debito pubblico italiano?

E' l'insieme dei debiti contratti dallo Stato italiano nei confronti di tutte le persone e delle imprese che gli hanno prestato del denaro (di solito comprando titoli di stato.

Ma perché lo Stato si indebita?

Perché ogni anno spende più soldi di quanti ne incassa attraverso le entrate tributarie.
Diamo un'occhiata ad una sintesi delle entrate/spese dello stato (pagina 148)


Anno 2005
Entrate statali: 44.2% del PIL (prodotto interno lordo), circa 630 miliardi di euro
Spesa pubblica: 48.5% del PIL, circa 690 miliardi di euro


Anno 2006
Entrate statali: 45.8% del PIL, circa 680 miliardi di euro
Spesa pubblica: 49.2% del PIL, circa 730 miliardi di euro


Anno 2007
Entrate statali: 46.9% del PIL, circa 725 miliardi di euro
Spesa pubblica: 48.4% del PIL, circa 750 miliardi di euro


Anno 2008
Entrate statali: 46.6% del PIL, circa 740miliardi di euro
Spesa pubblica: 49.3% del PIL, circa 780 miliardi di euro

E' evidente che, spendendo ogni anno più denaro di quanto se ne ha a disposizione, c'è un progressivo indebitamento. Ma come vengono spesi tutti questi soldi?
Nel 2007 la spesa complessiva per le regioni, considerando tutti gli enti implicati (Stato, enti previdenziali, comunitari etc.) è stata pari circa a 750 miliardi di euro

Leggiamo la Spesa statale regionalizzata nel 2007, totale e pro-capite (pag. 9 e 11 del documento omonimo della Ragioneria generale dello Stato)


Spesa complessiva (Bilancio Stato, Enti, Fondi) Anno 2007


Vediamo la spesa per abitante di ogni regione.


Le regioni con minor spesa pro-capite sono state il Veneto (7193 euro per abitante), la Campania (7525 euro), la Puglia(7756 euro) e la Lombardia(7840 euro)
Le regioni con maggior spesa pro-capite sono state la Valle d'Aosta (17557 euro), il Trentino Alto Adige (13521 euro), il Friuli Venezia Giulia (11603 euro) e il Lazio (10304 euro).
La media della spesa pubblica regionalizzata per abitante è quindi 8524 euro.
C'è inoltre una componente della spesa pubblica (2076 euro per abitante) che non è "regionalizzabile" ovvero differenziabile tra le varie regioni. La media totale è quindi 10600 euro per abitante.
Nell'analizzare questi dati bisogna tener presente che il costo della vita nelle regioni meridionali è inferiori di circa il 16.5% (stima del 2009 [1]) rispetto a quelle del centro-nord.
Quindi la spesa pro-capite dovrebbe essere inferiore, o perlomeno pari, a quella di Veneto e Lombardia (le regioni meno onerose, nel centro-nord per l'erario pubblico).


In ogni caso non si spiegano i 10364 euro di differenza (ossia il 144% in più) tra un valdostano (17557 euro) ed un veneto(7193 euro), perché il costo della vita dovrebbe essere all'incirca uguale per entrambi.
Nulla ci garantisce che non ci siano sprechi di denaro pubblico anche in Veneto, ma sicuramente ci sono delle regioni che spendono molto di più di quest'ultimo (tra cui anche Liguria, Molise e Sardegna).
Se consideriamo solo la spesa gestita dallo Stato, escludendo la spesa degli enti previdenziali e dei fondi comunitari (che SPERIAMO siano meno esposti sprechi e corruzione), notiamo che le regioni con più spesa pro-capite sono Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Molise, Sardegna, Lazio e Sicilia: tutte queste spendono ALMENO il 55% in più del Veneto.
Guarda caso, fatta eccezione per Molise e Lazio, queste regioni sono quelle a statuto speciale. Ovvero: hanno una maggiore autonomia amministrativa.
Siccome ogni regione non è tenuta a spendere in base alle proprie entrate fiscali, e siccome le regioni a statuto speciale decidono da se come spendere i soldi pubblici, ecco che ne spendono più delle regioni ordinarie.

Ma non sono solo quest'ultime a spendere troppo: anche in Campania e Calabria (per esempio) si spende circa il 33% in più del Veneto.

Dove vanno a finire tutti questi soldi?

Sarà un caso che il Corruption Perception Index classifichi l'Italia al 63mo posto, al pari dell'Arabia Saudita e sotto a Turchia, Cuba e Namibia?
Per inciso, gli USA sono al 19mo posto.

Se ogni regione avesse speso, pro-capite, quanto in Veneto, si sarebbero spesi 180 miliardi anziché 235. Si sarebbero risparmiati 55 miliardi di Euro.
Non ci sarebbe stato il deficit di 25 miliardi, che invece c'è stato, e si sarebbero potuti utilizzare i 30 miliardi rimanenti per diminuire il debito pubblico o le tasse.
E' evidente che è la politica la causa del debito pubblico. I politici sprecano denaro pubblico. L'elevato debito pubblico oggi esistente è il frutto dei deficit statali del passato.

Prima della crisi economica, il rapporto debito pubblico / PIL ammontava al 103.5% (dati 2007).
poiché il PIL cresce ogni anno, il deficit statale spesso non si traduce in un aumento percentuale del debito.
Anzi: se il PIL cresce più del debito, allora diminuisce il rapporto debito/PIL. Questo significa che in passato il governo non solo si è indebitato, ma ha speso più di quanto cresceva l'economia del paese.

Chi è stato dunque ad indebitare il paese?


Osserviamo l'andamento della spesa pubblica negli anni dal 1960 al 1995

Si è passati dal 26.2% del PIL nel 1960 al 52.9% nel 1993. Nel 2007, la spesa pubblica ammontava al 48.4% del PIL.

Mentre aumentava la spesa, non aumentavano di pari grado le entrate fiscali: nel 1988 le entrate si attestavano al 40.2% del PIL contro una spesa pari al 50.9%.
Tutto ciò è ben spiegabile: i governi che si sono susseguiti dagli anni 70 in poi hanno aumentato la "spesa sociale" in maniera vertiginosa al fine di riscuotere maggiore consenso elettorale.
Sempre allo stesso fine, si sono ben guardati dal tassare i cittadini proporzionalmente alla spesa statale: se l'avessero fatto, la gente si sarebbe resa conto del costo di tali politiche "assistenzialiste".

Vediamo un po' di dati relative alle entrate e alle spese tra il 1988 e il 1997. Notiamo che il deficit di fine anni 80 era al 10% del PIL, mentre a fine anni 90 era meno del 3%.

Deficit negli anni dal 1988 al 1997 (pag. 157 del bilancio della Banca d' Italia 1997):


Vediamo ora l'andamento del debito italiano, in rapporto al PIL, negli anni dall'unità d'Italia in poi.

Debito italiano in rapporto al PIL dall' unità agli anni 2000
(pag. 20 del documento "Il debito pubblico italiano dallUnità a oggi. Una ricostruzione della serie storica" della Banca d' Italia):


Si nota che dalla metà degli anni 60 ai primi anni 90 il rapporto debito/PIL aumenta pressoché continuamente. Il debito è passato dal 30% al 120% del PIL. L'aumento del debito rispetto al PIL ha un'immediata conseguenza: l'aumento della spesa per interessi.
Ogni titolo di debito che lo Stato cede ai cittadini in cambio di denaro comporta l'impegno dello Stato a restituire nel futuro quella stessa somma di denaro con, in aggiunta, degli interessi.
E' infatti normale che, qualora in cittadino si privi della possibilità di investire i propri soldi e li dia invece allo Stato, egli voglia ottenerne un qualche guadagno. Gli interessi, per l'appunto.
Se inoltre lo Stato ha bisogno di molti soldi, e quindi di "vendere" molti più titoli di debito, allora aumenta il tasso di interesse che è disposto a pagare, così da invogliarne l'"acquisto".

Legge della domanda e dell'offerta

In sostanza, lo Stato italiano si è indebitato troppo, e nel farlo ha causato un aumento vertiginoso della spesa per interessi. Cosa che, assieme al mancato taglio delle altre spese, ha prodotto ulteriore indebitamento.
Il rapporto massimo tra debito pubblico e PIL è stato raggiunto nel 1994: 124.3%

Chi era al governo negli anni del boom del debito?

A.Moro, G.Leone, M.Rumor, E.Colombo, G.Andreotti, F.Cossiga, A.Forlani, G.Spadolini, A.Fanfani, B.Craxi, G.Goria, C.De Mita, G.Amato e C.A. Ciampi.
Tutti governi della Democrazia Cristiana o dei suoi alleati, spesso con l'appoggio di PSDI, PLI, PRI e PSI.
Da notare che, durante i due governi Craxi, il debito pubblico è passato (circa) dal 70%(1983) al 90% (1987) del PIL.
Da notare che, dal '91 al '94 il debito è passato (circa) dal 100% al 120% del PIL "grazie" ad Andreotti, Amato e Ciampi.
Sarebbe però "scorretto" attribuire la colpa solo a questi ultimi. Durante gli anni 70 i governi italiani alimentavano l'inflazione, dettando la politica monetaria alla banca centrale.
Quest'ultima era obbligata a comprare i titoli di debito pubblico che lo Stato no riusciva a vendere ai privati, e lo poteva fare solo stampando nuova moneta.
Aumentando notevolmente la quantità di moneta in circolazione, ne diminuiva il valore.
Equazione quantitativa degli scambi.

Si raggiunse così un tasso di inflazione annua del 25% circa. Se un oggetto costava 100£, l'anno dopo ne costava 125. Ma, aumentando i prezzi (in lire), aumentavano anche il PIL e le entrate fiscali (in lire). Aumentando il PIL, diminuiva il rapporto debito/PIL. Quindi il governo poteva spendere senza preoccuparsi del debito. Nel frattempo, i risparmi e gli stipendi dei cittadini venivano erosi dall'inflazione.
Non erano quindi meno ladri i governi precedenti a Craxi, ma solo più furbi. L'inflazione permetteva al governo di indebitarsi a spese dei cittadini e senza che questi sapessero di chi fosse la colpa.


Vediamo la serie storica dell'inflazione italiana dal 1970 al 1990. Notiamo che nei '70 c'è un notevole incremento, mentre dal 1981 (a poco più di metà del grafico) inizia a calare costantemente.


Serie storica dell' inflazione italiana dal '70 al '90
(elaborazione WWW.RIVALUTA.IT su dati ISTAT):


Nel 1981 infatti, la Banca d'Italia è stata esonerata dall'obbligo di comprare i Titoli di Stato invenduti. Ciò ha portato ad una notevole diminuzione dell'inflazione con beneficio dei cittadini.
Non è un caso se l'Unione Europea vieta alle banche centrali di comprare titoli di Stato all'emissione. E' consentito farlo solo dopo che un privato (cittadino o azienda) li abbia già comprati.
Ma lo Stato italiano, non volendo tagliare gli sprechi e diminuire la spesa pubblica, continuò ad emettere titoli di debito ad alto interesse, indebitandosi sempre di più (poiché l'inflazione diminuiva).

Proprio come hanno fatto Craxi e Andreotti

L'ereditò che hanno lasciato questi politici pesa ancora oggi su di noi, nonostante i governi precedenti alla crisi di fine 2007 abbiano aumentato (molto) le tasse e diminuito (di poco) la spesa pubblica.
Come abbiamo visto però, ci sono notevoli incongruenze nella spesa pubblica odierna.
Pur avendo ridotto il debito dal 124.3% (1994) al 103.8% (2004) del PIL, ogni governo continua ad avere deficit di bilancio. La spesa per interessi continua ad essere circa il 10% della spesa pubblica.

Inoltre, l'attuale crisi economica ha portato ad una diminuzione del PIL e ad un incremento della spesa pubblica per sostenere disoccupati e imprese in difficoltà. Il debito è così tornato al 116% del PIL.

Ognuno tragga le sue conclusioni



[1]
Costo della vita al sud rispetto al centro-nord (pag. 13 del documento "Le differenze nel livello dei prezzi al consumo tra Nord e Sud" della Banca d' Italia)
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_49/QEF_49.pdf

12 commenti:

  1. la misura dei costi medi è assai ingannevole per varie ragioni

    la prima è che c'è una componente fissa e una variabile e solo la seconda diminuisce al diminuire degli abitanti o aumenta all'aumentare degli abitanti

    poi le regioni si comportanto in modo diverso. La valle d'aosta ad esempio paga costi che altrove sono a carico dello stato come la scuola

    Quindi non si possono fare facilmente confronti

    Ci sono poi spese che variano molto in base a certe caratteristiche della popolazione. Le spese sanitarie di regioni + vecchie sono maggiori delle spese in regioni più giovani.
    Una parte della spesa sanitaria delle regioni del sud serve a pagare le regioni del nord, dove si trasferiscono i malati del sud quando vogliono ricevere cure d qualità superiore a quelle che possono ricevere nella propria regione
    La conseguenza di ciò è che un'operazione a carico della Calabria ma effettuata in Lombardia costa molto di + che se fosse fatta in Calabria

    Non a caso ad es. la regione Liguria sta riorganizzando alcuni ospedali per trasformarli in centri di eccellenza. Si vuole evitare che i liguri vadano in Lombardia per ricevere certe cure (che possono ricevere anche in Liguria ma con tempi d'attesa + lunghi) e si vogliono attirare malati dalle altre regioni

    Dove ci sono grandi città servono maggiormente posti in asilo, mentre dove esistono città di piccole dimensioni si rifilano + facilmente i figli ai nonni e si risparmia sull'asilo

    Così i costi per strade o ferrovie dipendono molto dalla rete esistente e sono, pro-capite, tanto maggiori quanto minore è la densità della popolazione su un territorio

    Insomma i confronti per avere un minimo di credibilità dovrebbero tener presenti tutta una serie di elementi che le medie non offrono

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  2. poi il fatto che il costo della vita sia diverso c'entra davvero poco con i costi della pubblica amministrazione che non compra fette di prosciutto o detersivi

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  3. Perchè questo post non è presente anche su facebook ????

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  4. l'ho scritto quando la pagina di facebook era bannata e mi sono dimenticato di copiarlo anche li..

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  5. Dato che ci sono molte tabelle, è un poco laborioso da riportare.. l'importante è che sia qui. Poi ovviamente c'è sempre il video di Weierstrass su youtube, l'articolo è suo a tutti gli effetti.

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  6. Faresti meglio a metterlo anche su facebook così chi è interessato lo trova anche nelle note.
    Carlo

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  7. Su Ciampi come corresponsabile non sono d'accordo..
    lui arrivò al governo come tecnico non come politico e nel 96, da ministro dell'economia, fece miracoli,abbassando vertiginosamente il rapporto deficit/pil e riuscì nell'impresa impossibile (insieme a prodi) di farci entrare nell'euro (cosa ritenuta impossibile dagli osservatori,soprattutto tedeschi). se l'Italia ha ancora una parvenza di paese occidentale è grazie a lui.

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  8. Strano, Weierstrass lo riporta tra il '91 ed il '94, se vai nella sua pagina di youtube glielo puoi far notare, è uno sempre in prima linea, come noi!

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  9. si, fu presidente del consiglio nel 93, dopo tangentopoli(governo tecnico che durò meno di una anno, difficile dargli colpe..).
    nel 96 fu ministro dell'economia del primo governo prodi (la sua manovra finanziaria per entrare nell'euro, per alcuni spericolata, ma che ora è portata ad esempio accademico nei manuali di macro).
    era solo una precisazione..mi dispiace vedere uno dei pochi uomini onesti di questo paese associato a personaggi quantomeno ambigui.
    yazid

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  10. gabriele11614/12/10, 20:02

    Noto che non viene messo in luce uno dei rari periodi di risanamento e austerità che fu quello dall'83 all'87(Governo Craxi-Visentini). La spesa pubblica venne bloccata insieme alla pressione fiscale, l'inflazione abbattuta(dal 16 al 4%),la ripresa avviata, la bilancia dei pagamenti dal disavanzo all'avanzo il rating per la prima e unica volta andò in tripla A.Era dunque il momento di bloccare il debito perchè ormai l'economia lo permetteva,ma Craxi e Visentini furono cacciati e ricominciò lo sperpero...Gabriele116

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  11. ma sto debito pubblico a chi lo dobbiamo pagare?

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  12. A tutti i possessori dei titoli di Stato (Bot, cct, etc.). Quasi tutti i fondi pensione ad esempio. Anche tu sei indirettamente un creditore se stai versando soldi (direttamente o indirettamente) in qualche fondo obbligazionario.

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