giovedì 29 aprile 2010

Un metodo corretto per contabilizzare la moneta nel bilancio della Banca centrale (Colignatus)

In questa nota faccio chiarezza su un articolo di Thomas Colignatus, che è stato interpretato in maniera quanto meno distorta.
L' articolo è consultabile qui.
Tuttavia in rete inizia ad essere usato come pretesto per dimostrare tesi del tutto prive di senso, quali ad esempio considerare gli utili della banca centrale da signoraggio come differenza tra valore nominale e costi di produzione, oppure battere moneta "fiat" per azzerare i debiti di stato e altre strampalate idee simili.
Prima che il castello di carta si ingrandisca, come spesso accade in questi casi, esaminiamo esattamente cosa scrive realmente Colignatus nel suo articolo.







Sommario


Una corretta gestione della contabilità comporta che:
1.le banche centrali si conformino alla prassi della Federal Reserve di distinguere tra Stato patrimoniale o Bilancio e Dichiarazione sulla Condizione;
2.la moneta decretizia (“fiat money”) non figuri al passivo nel bilancio;
3.la banca centrale non iscriva a bilancio titoli del debito pubblico più di quelli che sono oggetto delle operazioni di mercato aperto. I titoli eccedenti dovrebbero essere considerati nulli (sono prestiti del governo che dovrebbero essere azzerati). In caso di mancato rispetto delle regole contabili corrette, avremo dei criteri contabili inesatti, per misurare il debito pubblico e le condizioni operative della politica ne risulteranno distorte.

E' da notare che la BCE già ottempera a tutte e 3 le clausole richieste da Colignatus, infatti non emette "fiat money", ma solo a fronte di acquisto di titoli di stato. E dato che acquista titoli di Stato solo ai fini della politica monetaria, acquistandoli solo ed esclusivamente dal mercato secondario, non ne accumula più di quelli necessari.
C'è da precisare che è addirittura vietato alla BCE concedere qualsivoglia agevolazione creditizia agli stati.



Se la Banca centrale non avesse il monopolio della moneta decretizia, il signoraggio verrebbe spalmato nel sistema economico. Chiunque abbia la possibilità di accedere a una stampante, potrebbe tentare di emettere ITD (titoli del tipo “Io Ti Devo”, in inglese IOY). Si noti che, ad esempio, alcuni supermercati distribuiscono carte di sconto, alcuni negozi stampano buoni regalo e altri strumenti che possono fungere da moneta. Le banche potrebbero emettere la loro moneta cartacea (come proposto da tempo da Hayek) e aggiungerne il reddito agli utili. La regola che vuole che “la moneta cattiva scaccia quella buona” funzionerebbe così: la gente accumulerebbe le banconote delle banche “buone”, e farebbe circolare la moneta delle banche “cattive”, di quelle che stampano (troppe) banconote. La constatazione fondamentale però è che così la società perderebbe il controllo dell'inflazione, da cui ne conseguirebbe che è meglio creare un monopolio di una banca centrale.
Quindi Colignatus è perfettamente d'accordo che debba essere la banca centrale a emettere moneta in regime di monopolio, al fine di poter controllare l'inflazione.
Esattamente quello che accade con la BCE.


La banca centrale controlla l'inflazione sia con il sistema d'ispezione e controllo qualità delle banche commerciali, sia con misure di politica monetaria, come le condizioni vincolanti di riserva e le operazioni di mercato aperto. Se c'è troppa liquidità nel sistema economico, a fronte di carenza di beni, la banca centrale vende i titoli statali facendo innalzare il tasso d'interesse. Nei casi di insufficienza di liquidità e quantità sovrabbondante di prodotti sugli scaffali, la banca centrale riacquista i titoli riducendo il tasso di interesse. Con un tasso d'interesse costante, la massa di titoli del debito può variare anche in funzione della volontà di lasciare un po' di “liquidità” per i titoli stessi.
E' esattamente quanto accade anche alla BCE, solo che la BCE acquista titoli degli Stati europei.


Negli anni è invalsa la prassi che la banca centrale realizza il signoraggio acquistando titoli statali. La banca centrale stampa la sua moneta o accredita direttamente i conti correnti del governo e riceve in cambio i titoli di Stato. In modo cumulativo, negli anni, la banca centrale compensa a bilancio la massa di moneta decretizia con i titoli statali. Chiunque apra il Rapporto annuo di una banca centrale, al foglio del Bilancio, troverà la massa di moneta decretizia emessa nella colonna del passivo e la massa dei titoli del debito detenuti a contropartita, nella colonna dell'attivo. In pratica, il signoraggio che la Banca centrale cede al governo si chiama “finanziamento monetario” (“monetary financing”). Mentre il governo deve pagare interessi sui titoli detenuti dalla banca centrale, essa li contabilizza come entrate. Questi interessi vengono iscritti come un “trasferimento di utili” aggiuntivo al governo
Questo alla BCE invece non accade. Infatti la BCE non compra titoli direttamente dagli Stati. Tuttavia segna la massa monetaria come voce passiva di bilancio. Questo è coerente col fatto che chi incassa quella moneta la segna come voce attiva.
Poi aggiunge che gli interessi (in realtà i frutti) dei titoli detenuti dalla banca centrale sono segnati come entrate e trasferiti come utili al governo.
Stessa cosa accade alla BCE. I frutti dei titoli detenuti sono distribuiti alle banche centrali, e da queste, in base alle leggi dei relativi Stati di appartenenza, versati agli Stati come imposte.


Contabilità per l'attivo e il passivo

Per una banca commerciale sarebbe corretto contabilizzare la massa monetaria cartacea negli attivi. In particolare, le banconote che una banca commerciale detiene possono essere scambiate con beni primari e rappresentano, quindi, una titolarità su risorse reali.

Per la banca centrale, ha un qualche senso iscrivere l'importo delle sue emissioni di moneta decretizia al passivo. Ogni banconota che essa emette e inietta nel sistema economico rappresenta un titolo di credito su risorse reali, di cui la banca centrale si appropria e di cui dovrebbe sentirsi responsabile
Le banche commerciali attualmente segnano la massa monetaria in loro possesso all'attivo (e ci mancherebbe altro).
E la banca centrale, invece, simmetricamente, al passivo.
D'altronde leggendo la frase di Colignatus:
"Per la banca centrale, ha un qualche senso iscrivere l'importo delle sue emissioni di moneta decretizia al passivo"
si evince facilmente che all'opposto, non avrebbe alcun senso iscrivere l'importo delle emissioni di moneta all'attivo
La BCE non emette mai moneta senza acquistare una contropartita di titoli. Quindi c'è sempre la corrispondenza tra moneta emessa e risorse reali detenute dalla stessa in contropartita.


Per l'intero sistema economico è logico che tutto il patrimonio di moneta decretizia delle banche commerciali, delle aziende e delle famiglie sia compensato da una equivalente passività presso la banca centrale.
Perfetto, quanto accade infatti è perfettamente logico, e aggiungo io, anche coerente.

Tuttavia, il punto che il presente articolo vuole evidenziare è che la moneta decretizia non costituisce per nessun operatore economico un valido titolo di credito presso la banca centrale
E' vero, ossia un qualsiasi operatore non può andare dalla banca centrale e pretendere qualcosa in cambio della propria moneta.
D'altronde però, avendo la moneta della BCE corso forzoso, l'operatore economico potrà avere qualsiasi cosa desidera semplicemente comprandola con i propri soldi che vuole "cambiare".
La BCE non è un negozio alla fine dei conti.
Se vuole cambiare i propri euro in dollari ad esempio, basterà andare alla propria banca o ad un ufficio di cambio e ottenere i dollari. Se vuole cambiare i propri euro con dell'oro potrà andare in una qualsiasi oreficeria, o comprare dell'oro sul mercato.
In sostanza il corso forzoso rende superfluo recarsi dalla banca centrale per cambiare la moneta.

L'aspetto fondamentale di questo punto dell'analisi è che non esiste alcuna ragione per la Banca centrale di accumulare più titoli del debito di quanto non siano necessari per le operazioni di mercato aperto, titoli che occupano solo spazio/memoria e tempo per la contabilità, contribuendo così alla confusione sulla situazione reale
Ovvio, infatti la BCE non opera tale accumulo, a differenza di altre banche centrali.
In Europa appositamente si è voluta distinguere la politica monetaria (svolta dalla BCE) orientata prevalentemente a contenere l'inflazione preservando in tal modo il potere d'acquisto della moneta, dalla politica economica, che fa capo agli Stati.
Se uno Stato fa degli sprechi e si indebita, la BCE non è tenuta in alcun modo a comprarne i titoli. Le recenti vicende della Grecia ne sono la prova.


Un aspetto importante di questa confusione è il fatto che il debito del governo nei confronti della banca centrale viene contabilizzato assieme al debito nazionale. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che fanno più uso del signoraggio (tassa dell'inflazione) – poiché la riscossione delle imposte è difficoltosa – la dimensione dell'indebitamento del governo risulta distorta e una scorretta contabilizzazione della moneta decretizia rischia di provocare decisioni sbagliate come, ad esempio, programmi di austerità troppo pretenziosi.
Qui c'è una differenza sostanziale con la FED, i governi europei non vendono alla BCE i titoli di Stato, ma a privati. L'Europa non usa, a differenza dei "paesi in via di sviluppo" l'emissione di moneta come tassa (tassa dell'inflazione).
In tal caso infatti tale moneta emessa in eccesso dovrebbe risultare come debito del governo con una situazione caotica.
Cosa che non accade in Europa, dove ogni Stato ha il suo debito, e nessuno Stato membro può emettere "fiat money".


Il Rapporto annuale della Federal Reserve americana del 2004 può essere considerato l'eccezione alla regola descritta sopra, in quanto distingue correttamente il bilancio di sé stessa, considerata come impresa, dal suo patrimonio in strumenti monetari. Così, alla pagina 266, si legge: “Dichiarazione sulla Situazione delle banche della Federal Reserve, per banca, 31 dicembre 2004 e 2003” [“Statement of Condition of the Federal Reserve Banks, by Bank, December 31, 2004 and 2003”], non come Bilancio ma sotto il titolo “Dichiarazione sulla Situazione” (“Statement of Condition”). Tra le passività figurano “le banconote circolanti della Federal Reserve” con una sottile distinzione tra quelle garantite da collaterali in titoli governativi e quelle non coperte da tali garanzie. Tale distinzione non ha senso, non essendo affatto chiaro quanto sia necessario per effettuare le operazioni di mercato aperto.

Il Rapporto annuale del 2004 del sistema monetario europeo obbedisce alla regola già spiegata sopra. Le riserve monetarie sono repertoriate nel “Bilancio” mentre non vi è alcuna ragione di controbilanciare tale moneta decretizia.
Leggendo:
"Tra le passività figurano “le banconote circolanti della Federal Reserve” con una sottile distinzione tra quelle garantite da collaterali in titoli governativi e quelle non coperte da tali garanzie."
Per la BCE non ha senso questa distinzione infatti tutta la moneta è coperta da garanzie in titoli.
E infatti lo stesso Colignatus scrive
"Il Rapporto annuale del 2004 del sistema monetario europeo obbedisce alla regola già spiegata sopra."


Conclusione

Nell'articolo di Colignatus non c'è traccia alcuna critica al modo di operare della BCE. Anzi, è perfettamente d'accordo con ogni dettaglio dell'emissione monetaria della BCE e con il suo modo di effettuare le scritture contabili.
Qualsiasi uso dell'articolo per dimostrare altre tesi appare dunque assolutamente pretestuoso.

9 commenti:

  1. Ottimo articolo, Hires, che leggo con colpevole ritardo.
    Complimenti. :)

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  2. Una osservazione: ad un certo punto Hires afferma che "Stessa cosa accade alla BCE. I frutti dei titoli detenti sono distribuiti alle banche centrali, e da queste, in base alle leggi dei relativi Stati di appartenenza, versati agli Stati come imposte". Si intende dire forse che le banche centrali pagano il 100% di tasse sugli utili derivanti dalla partecipazione alla BCE? Mi sembra improbabile, ma forse mi sbaglio...

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  3. E' esattamente quanto accade, ma non è un'imposta, bensì l'utile è distribuito ai detentori delle quote della BCE (che sono le banche nazionali) in proporziona alle quote di sottoscrizione.
    In merito vedi Statuto BCE, art.33
    e sottoscrizione quote della BCE.

    Le banche nazionali poi, ognuna secondo i regolamenti del proprio Stato di appartenenza versano la propria parte, come imposte o in altro modo, allo Stato a cui appartengono.

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  4. La prima parte dove si dice che BCE trasferisce i profitti alle BCN (banche centrali nazionali) è chiara e lo statuto BCE non lascia dubbi.
    Non è perfettamente chiaro invece se le varie BCN pagano il 100% di tasse su tali profitti (ovvero sono tenute a versarli INTERAMENTE allo Stato in altro modo)

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  5. <<
    Non è perfettamente chiaro invece se le varie BCN pagano il 100% di tasse su tali profitti (ovvero sono tenute a versarli INTERAMENTE allo Stato in altro modo)
    >>
    come non è chiaro?
    scusa hai letto la mia nota?
    Ci sono l'art.39 e art.40 di bankitalia.
    Questo per la "nostra" BCN.
    Art.39

    Il Consiglio superiore determina gli accantonamenti al fondo di riserva ordinaria, fino a concorrenza del 20% degli utili netti conseguiti nell’esercizio. Ai partecipanti sono distribuiti dividendi per un importo fino al 6% del capitale.
    Col residuo, su proposta del Consiglio superiore, possono essere costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi e può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo, un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale. La restante somma è devoluta allo Stato.



    art.40

    Le riserve sono impiegate nei modi e nelle forme stabilite dal Consiglio superiore. I frutti relativi agli investimenti delle riserve sono destinati in aumento delle medesime.
    Dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve, può essere, su proposta del Consiglio superiore e con l’approvazione dell’assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, in aggiunta a quanto previsto dall’art. 39, una somma non superiore al 4% dell’importo delle riserve medesime, quali risultano dal bilancio dell’esercizio precedente.


    Sinceramente, non ho indagato su cosa facciano le altre BCN perché ovviamente non mi tange, ma non ho ragione di pensare che facciano diversamente.

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  6. Se noti l'art.39, ogni volta dice ..per un importo non superiore al x % del capitale. Si intende capitale sociale, ed questo fa si che al Tesoro faccia "comodo" che il capitale sociale sia molto piccolo.

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  7. Come le banche fottono la Guardia di Finanza
    http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/come-le-banche-fottono-la-gdf.html

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  8. Lo considero come un invito ad una attenta lettura.. d'altronde, anche Colignatus, che Saba e la Forcheri spesso citano, afferma:

    Per la banca centrale, ha un qualche senso iscrivere l'importo delle sue emissioni di moneta decretizia al passivo

    Quindi quell'articolo si smonta in un secondo.

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  9. Mi ero quasi dimenticato di dire, che quell'articolo di Saba poi l'ho analizzato ben benino e non ne è uscito tanto bene

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