mercoledì 30 giugno 2010

Come le banche fottono la GDF - L'economista $mascherato


Leggo un articolo che il suo stesso autore ha tenuto a segnalarmi sul mio blog, evidentemente per conoscere il mio parere.
Il nuovo comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo, in un'intervista a ''Il Sole 24 Ore'' sostiene che il segreto bancario non ha più senso [1]. Dal nostro pulpito del Centro Studi Monetari abbiamo contribuito a svelare i meccanismi dell'appropriazione indebita della rendita monetaria, pubblicando almeno 10 libri in 5 anni che trattano del tema [2].
Saba e il suo centro Studi hanno sempre sostenuto che la BCE fa falso in bilancio, peraltro, stranamente, senza ancora essere andati incontro ad una denuncia. Avrà affermato la stessa cosa il generale Di Paolo? Sarebbe interessante. Leggiamo l'intervista allo stesso:
Di fronte a una crisi globalizzata non ha più alcun senso il segreto bancario: come e' stato detto non è più tempo per la caverna di Ali' Babà. Cosi', in un'intervista a "Il Sole 24 Ore", il nuovo comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo, operativo da sole 48 ore. Come prima indicazione operativa ai suoi, Di Paolo afferma: 'Se si seguono i soldi, si arriva sempre alle persone. L'azione di contrasto va condotta in parallelo: occorre indagare per scovare patrimoni illeciti e contemporaneamente agire sul fronte fiscale. I fatti ci danno ragione. E anche la criminalita' organizzata si attacca cosi'.
a dire il vero sembra che il gen. Di Paolo dica che il segreto bancario andrebbe abolito, ossia che le banche non dovrebbero poter opporre il segreto sulle operazioni dei propri correntisti, quando la GdF indaga su di loro. Di Paolo si riferisce agli accertamenti fiscali, ai patrimoni illeciti. Non fa alcun accenno a falsi in bilancio delle banche centrali, come vorrebbe insinuare Saba.

Ma torniamo all'art. di Saba:
Partiamo dalla contabilità truccata delle banche ordinarie, che rappresenta il principale meccanismo di evasione messo in atto dagli istituti bancari. Quando una banca presta o anticipa dei soldi creandoli dal nulla con false scritture contabili, si sta appropriando del vostro potere d'acquisto e diminuisce il valore dei soldi posseduti dal resto della comunità.
Ecco, oggi Saba ce l'ha contro le banche ordinarie. Dice che fanno anche loro false scritture contabili. Come prestano i soldi le banche ordinarie? con il meccanismo della riserva frazionaria, ne ho parlato ampiamente in una nota, in realtà più di una.
In sostanza le banche private prestano parte dei depositi dei correntisti, tenendone a riserva una frazione (riserva obbligatoria) la cui entità minima, in percentuale, è stabilita da bankitalia.
Sul fatto che il meccanismo di riserva frazionaria crei o meno inflazione ne ho discusso ampiamente in un'altra nota, e questo non è vero per vari motivi, in particolare perché c'è un limite alla crescita del denaro circolante che il meccanismo stesso può causare, e poi perché gli effetti inflattivi dell'introduzione tale meccanismo sono ormai assorbiti da tempo.


Quando la banca anticipa 100.000 euro, mette al passivo questa somma nominale. Quando il cliente restituisce la somma, o a rate o in una unica soluzione comprensiva degli interessi, la banca dichiara solo gli interessi come utile, facendo sparire contabilmente il capitale.
Quando una banca presta 100'000 euro, segna da una parte una diminuzione di liquidità per un valore pari a 100'000, e dall'altra parte un credito nei confronti del cliente pari alla stessa cifra. Ovviamente, supponendo che la banca consegni la somma in contanti.
Quando il cliente restituisce la somma, con gli interessi, il credito verso il cliente si estingue, e la liquidità viene aumentata di 100'000 + gli interessi.
Alla fine della giostra a quanto ammonta l'utile della banca? ovviamente un valore pari agli interessi.

Cosa dice invece Saba? che il "capitale" sparisce. Ma non è vero, infatti la banca inizialmente aveva i 100 mila, poi gliene vengono restituiti 105 mila, non c'è alcuna sparizione. Anzi, giustamente, la banca dichiara un utile di 5mila (nell'esempio).

Cioè, i primi 100.000 euro che riceve come riflusso bancario, li annulla con i 100.000 euro precedentemente messi al passivo.
Il termine riflusso bancario, se non lo avete mai sentito, non preoccupatevi. Non esiste. Se l'è inventato proprio lui, quindi dormite pure tranquilli. Io l'unico reflusso che conosco è quello gastroesofageo. Ho cercato il termine in lungo e in largo, ed è presente solo in siti-spazzatura complottisti. Ci sarà un motivo.

Ma arriviamo alla parte divertente, ossia la parte che mi ha convinto a pubblicare questa nota, perché troppo fantasiosa, davvero mirabile nella sua bizzarria.

Usiamo l'analogia del CASINO' per spiegare questa assurdità. Immaginate il proprietario di un casinò che produce delle fiches e le mette - come valore nominale - nel passivo. Invece di metterne al passivo solo il costo di produzione.
Innanzitutto, la banca presta soldi veri e non fiches. Sin qui, se qualcuno di voi ha mai chiesto un prestito, penso che ci arriviamo tutti. Però cerchiamo di seguire il discorso dell'autore, e supponiamo che il casino tenga davvero un bilancio in cui include le fiches.
Entro io, compro 1000 euro di fiches.
Secondo voi, il casinò ha già realizzato un guadagno? Da un lato, ha incassato i miei 1000 euro, ma è anche vero che faccio ancora a tempo a tornare alla cassa e ri-cambiare le fiches!
Quando davvero il casinò consegue il guadagno? Quando io gioco e perdo le mie fiches. Infatti a quel punto il casinò ha di nuovo le fiches iniziali più i miei soldi.
Solo allora si realizza il guadagno del casinò. Le fiches infatti, per il casinò, costituiscono effettivamente una promessa di pagamento. Ossia se io dopo un'ora torno alla cassa con fiches per 1 milione di euro, cacchio, mi devono pagare!
Secondo l'economista $mascherato invece, il casinò dovrebbe mettere al passivo solo il costo di produzione delle fiches. Sarebbe sbagliato invece, perché quando io torno con 1000 euro o 1 milione di fiches, la cassa mi deve dare il valore nominale delle fiches, non il loro costo di produzione (pochi cents). Se non lo facesse, nessuno andrebbe più a giocare al casinò!

Quando il casinò vince, questo proprietario disonesto compensa il valore incassato con quello indicato nel passivo, cosicché farà risultare all'attivo solo la differenza rispetto al valore nominale delle fiches. Andrebbe subito in galera per aver fatto sparire l'imponibile.
Quando il casinò vince, rientra in possesso delle fiches, quindi complessivamente avrò:
al momento dell'acquisto delle fiches:
fiches - 1000
contanti +1000
mentre quando c'è la vincita del banco (ossia io perdo le mie fiches):
fiches +1000
Totale:
fiches 0
contanti +1000
Ossia il guadagno netto, operando in questo modo, è proprio di 1000 euro, come in effetti la logica vuole. Non si può certo dire che il casinò abbia guadagnato più di 1000 euro!
E quindi non è vero che operando in questo modo alla fine risulta all'attivo solo la differenza rispetto al valore nominale delle fiches (che sarebbe zero). L'imponibile non sparisce affatto. D'altronde quella di vedere sparire  imponibili,  capitali, sembra essere una fissa per Saba. Vede imponibili sparire ovunque!


Le banche fanno esattamente la stessa cosa. La produzione contabile di 100.000 euro costa alla banca solo una frazione dei suoi costi di esercizio (stipendi, bollette della luce, telefono, affitto della filiale, etc.).
Non è vero affatto. La banca non crea i 100'000 euro dal nulla, sono i soldi dei correntisti. La banca quando presta quei soldi vede la propria liquidità diminuita. Gli interessi invece servono a coprire i costi di esercizio, indicati da Saba, e anche a creare un utile per la banca stessa (non sono certo società di beneficienza, questo è certo).


Ma la banca furbescamente non mette solo questi costi nel passivo, ma anche la somma creata dal nulla AL VALORE NOMINALE. Invece di mettere all'attivo la differenza tra i costi di produzione ed il valore nominale, come fanno i casinò con le fiches [3].
Certo che la banca segna una diminuzione di liquidità, sta prestando soldi! Ma al contempo nasce un credito verso il beneficiario del prestito, e inizia a maturare l'interesse sul capitale prestato. E proprio come il casinò fa delle scritture corrette, sia dal punto di vista formale, che logico e di buon senso.

La banca in questo modo fa sparire il capitale che rientra col riflusso, mettendo in atto una colossale evasione fiscale a danno dello stato e della cittadinanza che, a causa del minor introito fiscale, deve pagare le tasse evase dalle banche. Si tratta di svariate centinaia di miliardi di euro ogni anno, salassati alla comunità.
Ecco che ritorna il reflusso, e quando entra il gioco il reflusso vuol dire che il termometro delle sparate è su febbre altissima, infatti ecco che accusa le banche di evasione fiscale, di cittadinanza che deve pagare le tasse evase dalle banche, per centinaia di miliardi di euro l'anno!!
Manca solo che inizi a parlare di reddito di cittadinanza e facciamo BINGO.


Recentemente è stata presentata una denuncia illuminante alla Procura della Repubblica di Roma: speriamo che non venga archiviata dai procuratori coi soliti trucchetti della rubricazione "ad hoc"...
Mettendo al passivo il capitale creato dal nulla, le banche evadono sistematicamente le tasse su quanto poi prestano, o spendono, aggiungendo al danno il furto degli interessi, l'usura.
E qui introduce una denuncia che hanno fatto alcuni personaggi abbastanza sconcertanti, contro mezza italia, esclusa mia nonna in carriola.
Sarà divertente vedere quanto riescono a portarla avanti senza scappare via con la coda tra le gambe come qualche loro predecessore che non si è neanche presentato ai successivi gradi di giudizio, e spero che siano condannati a pagare abbondanti spese legali, magari capiscono cos'è il denaro.


E' ora che anche la Guardia di Finanza apra gli occhi, che cominci a leggere qualche libro e che qualcuno al suo interno la smetta di dire - rigorosamente e solo verbalmente - che su "certi" enti e "certe" entità non devono essere fatti accertamenti...
O vediamo se col nuovo comandante cambia qualcosa, prima che gli eserciti europei dei disoccupati affamati non facciano a modo loro.
Saba fa pubblicità ai propri libri, peccato che non sia un economista e tanto meno accreditato in alcun ambiente scientifico escluso il club da egli stesso creato.
Arriva persino a incitare alla sommossa popolare dicendo
prima che gli eserciti europei dei disoccupati affamati non facciano a modo loro
in cui io raviserei alcune ipotesi di reato, ma non sono un avvocato.

sabato 19 giugno 2010

Italiani, incostituzionalmente debitori (?)

Leggo oggi un articolo sul signoraggio particolarmente curioso, che mi ha particolarmente colpito per la fantasia nell'inventare frottole e stravolgere la realtà. Ad esempio, si firma "cittadino sovrano" abbreviandolo con "Citt.Sovr.", la qual cosa è quanto meno singolare.





Ho più volte affermato che la Banca d'italia (diretta diramazione in Italia della BCE Banca Centrale Europea), nel mettere in circolazione le proprie banconote o denaro virtuale mediante operazioni di prestito al Tesoro dello Stato e di anticipazione al sistema bancario, le addebita al popolo.
In realtà la BCE per emettere banconote compra, come ho ampiamente documentato in una mia nota come solo il 40% della BCE è emesso comprando titoli di Stato (quindi non addebitandolo, ma comprando titoli esistenti). La rimanenza è emessa comprando obbligazioni di privati e altre attività, tra cui oro.
Ma se la BCE compra un titolo di Stato da un privato (di solito investitori istituzionali), possiamo affermare che lo addebita allo Stato? no di certo, visto che, anche se la BCE non lo comprasse, il titolo esisterebbe comunque, e lo Stato sarebbe debitore verso chi l'ha comprato della stessa somma.
Che poi faccia prestiti al Tesoro, è una palese menzogna, dato che è un'operazione vietata dal trattato di Maastricht.


Questo è il nocciolo del problema monetario, è necessario che sia reso comprensibile a tutti i Cittadini sopratutto quelli completamente all'oscuro di tale problema; ricorrerò quindi a un linguaggio più semplice possibile.
Bene, se era quello il nocciolo, allacciamo le cinture. Che il linguaggio sarà il più semplice possibile ci posso credere, visto che per dire falsità si possono usare termini molto semplici, mentre per descrivere la realtà purtroppo bisogna usare i termini giusti.


In modo schematico, accade che lo Stato per perseguire i propri fini istituzionali generali (difesa, istruzione, sanità, giustizia, ecc.) e particolari (opere pubbliche), ha bisogno di notevoli risorse economiche.
Per ottenere tali risorse ricorre alla vendita dei propri beni patrimoniali (privatizzazioni) o demaniali (sdemanializzazioni), oppure al prestito.
Mentre il ricorso alla vendita è soltanto occasionale, perchè conseguente a scelte politiche, il ricorso al prestito, invece, è una fonte di finanziamento costante e generalizzata.
Il "cittadino sovrano" si è dimenticato di un concetto forse troppo complesso, forse perché non avvezzo alla materia, le imposte .
Leggiamo l'art. 53 della Costituzione Italiana, che il "cittadino sovrano" forse ha dimenticato.

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Come fa l'Italia quindi a pagare le spese pubbliche? Beh di certo quindi attraverso le imposte.
Ospedali, scuole, etc. sono servizi di cui tutti usufruiamo e che tutti paghiamo proporzionalmente ai nostri redditi e alle nostre risorse economiche, tutti tranne gli evasori ovviamente.
Quando lo Stato si indebita? molto semplice, quando spende più di quanto incassa. E a quel punto, dovrebbe:
1) diminuire le spese, magari tagliando gli sprechi, ma allora come farebbe ad assumere i figli dei senatori, dare appalti alle mogli dei parlamentari, sistemare a vita i generi e i parenti sino alla quarta generazione?
2) aumentare le tasse, ma allora il popolo si ribellerebbe perché vedrebbe intaccati i propri redditi immediati
Allora che fa il furbacchione, o meglio i furbacchioni che lo governano? emettono titoli di debito, scaricando sulle generazioni future il peso degli sprechi di cui si avvantaggiano le generazioni presenti. Insomma una bella vigliaccata.



Lo Stato si rivolge, in due direzioni, la prima verso i cittadini, ai quali vengono offerti titoli di credito statali fruttiferi (buoni del Tesoro, BOT, ecc.) in cambio di moneta; la seconda verso la Banca d'Italia, che per garantire allo Stato le necessarie risorse economiche, genera la moneta da emettere in circolazione.
La differenza tra i due tipi di prestito contratti dallo Stato non è tanto di natura quantitativa, nel senso del minor afflusso nelle casse dello Stato delle risorse finanziarie fornite dai Cittadini, dovuto alla loro disponibilità ad investire i propri risparmi in titoli di Stato, quanto di natura qualitativa, mentre la Banca d'Italia da in prestito allo Stato moneta creata dal nulla, quindi moneta priva di quel valore che solo la circolazione potrà conferirle, e della quale la Banca d'Italia si arroga la proprietà senza alcun fondamento giuridico.
I Cittadini in cambio dei titoli di Stato forniscono i loro risparmi, costituiti da moneta di cui sono proprietari perchè essendo stata accettata a titolo di pagamento, in essa vi è il sudore del lavoro compiuto dai Cittadini.

Lo Stato vende titoli di debito all'asta. Tutti possono comprarne, esclusa la BCE, per legge.
Il "cittadino sovrano" sta certamente copiando e incollando qualche testo di Auriti di quando non c'era ancora l'Euro, nel periodo (sino al 1981) in cui la Banca d'Italia era obbligata a comprare i titoli di Stato che rimanevano invenduti alle aste. Ne ho parlato estesamente in una nota sulle cause del debito pubblico in Italia.
A quei tempi l'inflazione galoppava a due cifre decimali.
La BCE invece, quando uno Stato emette dei titoli di Stato non emette alcuna forma di denaro.
E' uno dei vantaggi dell'avere una politica monetaria disgiunta dalla politica economica.


Mentre il prestito concesso dai Cittadini è il frutto della loro fiducia nello Stato e rappresenta per loro un rischio che potrebbe vanificare anni di lavoro, quello fornito dalla privata Banca d'Italia è soltanto segno della sudditanza dello Stato nei confronti della banca di emissione e del concreto esercizio di quella "sovranità monetaria" che lo Stato ha abdicato tramite i rappresentanti politici.
[ "i politici sono i servi dei banchieri" Ezra Pound ]
A parte il citare sciocchezze complottiste di poeti neonazisti, la banca d'Italia non è privata, sempre che il Citt.Sovr. riconosca una sentenza della Corte Suprema di Cassazione, o forse essendo lui "sovrano" ci vorrebbe una Corte Sovrana?
La sentenza, tra le varie cose, afferma:
La prima non è una società per azioni di diritto privato - come alcuni passaggi dell'impugnata sentenza sembrerebbero postulare bensì un istituto di diritto pubblico, secondo l'espressa indicazione dell'art. 20 del r.d. 12 marzo 1936, n. 375 (di recente ribadita anche dall'art. 19, comma 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262), fornito pertanto di autonoma personalità giuridica. La seconda del pari gode di autonoma personalità giuridica, come espressamente indicato dall'art. 107, comma 2, del Trattato CE; ed è perciò dotata di una propria capacità giuridica anche sul piano processuale (art. 9, par. 1, del Protocollo sul Sistema Europeo delle Banche Centrali).

Definirsi "cittadini sovrani" salvo poi non accettare le sentenze della Corte di Cassazione, che in Italia sono legge a tutti gli effetti, è molto singolare. Che "sovrano" voglia dire in realtà "anarchico"?

La conseguenza naturale e ineliminabile, per adesso, di questo ricorso al prestito da parte dello Stato è il suo indebitamento nei riguardi sia dei Cittadini sottoscrittori dei suoi titoli di credito, sia della Banca d'Italia che ha emesso la moneta cartacea e virtuale per il raggiungimento dei suoi scopi istituzionali.
Occorre però tralasciare ogni riferimento al primo dei suddetti due tipi di prestito, quello contratto dallo Stato con i propri Cittadini mediante l'emissione di titoli di credito fruttiferi.
In tale operazione infatti non entra direttamente in gioco o in discussione la sovranità dello Stato, poichè si tratta di operazioni di natura civilistica compiuta da parti che su piani diversi, agiscono ciascuna nell'ambito di una propria autonomia e sopratutto della propria opportunità e convenienza economica.
In realtà tutti i titoli di Stato sono comprati, all'atto dell'emissione, da privati, tra cui investitori istituzionali, piccoli risparmiatori, e banche commerciali.
Se dobbiamo tralasciare questo tipo di contratti, allora cosa rimane? Assolutamente nulla.
Infatti se un privato vende alla BCE il proprio titolo di Stato, regolarmente comprato all'asta, per caso arreca un danno allo Stato? no di certo.
Questo voler escludere i Titoli di Stato venduti ai privati dall'argomento di discussione sa più di convenienza congetturale, al fine di non perdere il consenso di chi legge, che di reale convinzione. Tra l'altro solo l'8% dei titoli di Stato sono in mano alla banca centrale, quindi anche dal punto di vista quantitativo, pur volendo discutere dei titoli che sono comprati dalla BCE solo in seguito all'emissione, sul mercato secondario non rimane un granché.



La natura del rapporto che viene ad instaurarsi tra lo Stato e i Cittadini sottoscrittori non può ritenersi indebolito dal fatto che il sistema bancario nazionale è obbligato a acquistare i titoli emessi dallo Stato richiesti dai cittadini sottoscrittori, per ritrasferirli ai cittadini sottoscrittori; (il passaggio dei titoli nel sistema bancario è logisticamente obbligatorio) il rapporto nella sua essenza di carattere esclusivamente economico non muta per il fatto che tra lo Stato e i Cittadini vi è l'intromissione come mediatore il sistema bancario, vale a dire la singola banca alla quale si rivolge il Cittadino desideroso di investire i propri sudati risparmi nei titoli di Stato.
Il rapporto di credito-debito è sempre tra lo Stato e i "Cittadini finanziatori", qualunque banca può investire sottoscrivendo i titoli se nel suo interesse e cederli ai Cittadini se lo ritiene opportuno.
Un panegirico per ribadire che i cittadini che comprano titoli di Stato non sono dei farabutti.
Beh meno male, almeno questo!


Il ricorso dello Stato a questa forma di finanziamento è anch'esso la conseguenza dell'attuale sistema monetario, che potrebbe essere evitato qualora lo Stato, riappropriandosi della sovranità monetaria, emettesse la propria moneta (Bigletti di Stato a corso legale) da accreditarsi e non da addebitarsi ai Cittadini, cioè al Popolo.
Tutti i problemi sociali sparirebbero e sarebbe definitivamente superata quella lotta di classe o di categorie corporative che ancora oggi contribuiscono alla conflittualità permanente.
Ecco la stoccata finale, in sostanza, si, va bene comprare titoli di Stato, ma lo Stato non dovrebbe neanche emetterli perché dovrebbe  emettere denaro invece di chiedere prestiti ai cittadini. In questo modo "tutti i problemi sociali sparirebbero".
Certo che se bastasse stampare delle banconote per far sparire i problemi, sarebbe stupendo.
Ho pubblicato una nota in merito, in cui si evidenzia come l'emissione di denaro non risolve alcun problema.
Se ciò accadesse infatti, perché i governi non dovrebbero autorizzare stampe massicce di denaro da inviare un tot a cittadino, magari prima delle elezioni?
E perché i paesi del terzo mondo non risolvono i propri problemi allo stesso modo?
Ci sarebbe da chiederlo a questo geniale "cittadino sovrano".


Infatti, come sostengo da anni, con la riappropriazione della "Sovranità Popolare" lo Stato non solo riacquisterebbe per volontà del Popolo il potere di emettere moneta "Sovranità Monetaria" (come fa attualmente con le monete metalliche e ha fatto fino alla fine degli anni 70 con i Biglietti di Stato a corso legale da 500 lire), ma sarebbe in condizioni di attuare una politica socio-economica (reddito di cittadinanza) libera da qualunque interferenza esterna e nel rispetto più assoluto delle norme previste dalla Costituzione Italiana.
Certo, tutti sono buoni a stampare soldi, ma perché non lo si fa? Immaginate uno Stato che per assolvere alle proprie funzioni sociali, invece di tassare i cittadini, stampasse semplicemente denaro.
Immaginate quanto denaro si accumulerebbe anno dopo anno. Quale valore avrebbe quel denaro?
Zero.
Se voi foste un petroliere arabo e doveste vendere 1 milione di barili di petrolio ad un paese che i soldi "te li stampa là per là", accettereste il pagamento? o considerereste carta igienica quel denaro stampato in quel modo?
E pensate che tutto il resto del mondo non farebbe altrettanto?

PS: scommetto la mia pensione di un anno che dopo la diffusione di questo articolo i debunkers negazionisti del signoraggio inizieranno una inconcludente campagna diffamatoria nei miei confronti, diffamatoria perchè non avranno nessuna argomentazione valida a sostenere il contrario di quello che ho affermato, cadranno sempre più in basso nella fossa ideologica della menzogna in cui si stanno seppellendo. Il dato inconfutabile che emerge dalla realtà è che il denaro in circolazione è il debito. "NO DEBT NO MONEY".
A dire il vero, questo P.S. è comparso solo dopo che io ho preannunciato il debunk in una pagina su facebook. E non è mio stile diffamare o oltraggiare nessuno. Commento solo i contenuti.
Sulla sparata finale "NO DEBT NO MONEY" voglio solo ricordare che si, è vero che la maggior parte del denaro esistente è emesso a fronte dell'acquisto di debiti pubblici/privati. Ma non è la causa di quei debiti, visto che l'acquisto è fatto su debiti pre-esistenti.

Libero Cittadino HiRes

venerdì 4 giugno 2010

Signoraggio alla "ErSandro"

Analizzeremo, con questa nota di MMST, una pagina che parla di signoraggio in termini poco veritieri. MMST in questa nota si rivolge direttamente a ErSandro e i suoi seguaci.




Queste due righe illustrano brevemente l’ideologia che regna nella gruppo di signoraggio.com.
Attraverso il suo blog l’utente Ersandro, curatore del capolavoro complottista di quarta categoria “genius seculi”, e punta di riferimento di varie fiere alternative in giro per il bel paese commette una serie errori banali che costerebbero la bocciatura pure agli studenti primo anno di ragioneria, e che sono ancora più incomprensibili per chi dovrebbe essere laureato in economia a meno che non siano un seria conferma del fatto che il sistema d'istruzione italiano (forse sarebbe meglio eliminare l'apostrofo) goda di pessima salute.

Frequentemente chi difende il sistema bancario ama portare come tesi a sostegno della propria posizione il fatto che le banche distruggono il capitale rientrato intascando solo gli interessi. Purtroppo chi non ha studiato, quando si trova di fronte ad un obiezione di questo tipo, spesso si ritrova per partito preso a sostenere l'opposto cadendo in errore e, di conseguenza, screditando l'intera questione agli occhi di chi ha una minima conoscenza dei meccanismi alla base dell'emissione di moneta.
Nessuno difende il sistema bancario, quelli che sono contro i signoraggisti difendono semplicemente il buon senso, inoltre non si tratta di creazione o distruzione ma di definizione di utile. L’economia e la ragioneria in particolare si ostinano a definirlo come risultato dei ricavi detratto dai costi, non lo definiscono come risultato delle entrate di cassa meno le uscite di cassa (flusso di cassa che è altra cosa) men che meno delle entrate di cassa meno i costi che è un concetto totalmente idiota inventato da qualche fascista nostalgico.


Che la quota capitale di un prestito venga distrutta alla sua restituzione è un dato di fatto e sbaglia chi dice il contrario. Altrettanto sbagliato però è credere che questo sistemi la questione.
Distruggere? L’estinzione di un prestito è la distruzione del prestito stesso? Chiamiamola pure così...

Tutti abbiamo studiato scienze al liceo. In particolare una lezione che ci è stata impartita fin dalle scuole elementari è il "nulla si crea e nulla si distrugge" che tanta fama ha portato al chimico Antoine Lavoisier. Questo motto è applicabile praticamente a tutti i contesti, compreso quello monetario.
Perfetto, sottoscrivo in pieno, ora iniziate a capirlo voi per esempio che se uno stato spende più del 40% del pil in spesa pubblica non può essere mantenuto dal 10% di tasse come crede il vostro guru Pascucci. Altrimenti la differenza dove va? Sparisce? No semplicemente si trasforma e ricade sui cittadini in termine di inflazione o di maggiore debito (ovvero di future tasse), un concetto elementare.


Quando ci troviamo di fronte a qualcosa che sparisce nel nulla, quindi, l'unica spiegazione logica è che non sia mai realmente esistita. Ed in effetti la moneta che la banca ci presta nel momento in cui chiediamo un finanziamento è puramente virtuale e non ha un corrispondente nel mondo fisico.
Questa è bella, secondo i signoraggisti con il finanziamento il prenditore non acquisterebbe proprio nulla, (auto, immobili..). Proviamo a eliminare questi finanziamenti “virtuali” (che non esistono per loro) e l’economia tornerebbe all’era della pietra nel giro di un batter d’occhio, altro che mancata corrispondenza nel mondo fisico, la corrispondenza c’è nelle operazioni economiche e nelle transazioni che il credito rende possibile.



Più volte ho avuto modo di ripetere che quando una banca presta, in realtà, non sta prestando vero denaro, ma accreditando le sue stesse promesse di pagamento sotto forma di incremento del saldo del conto corrente.
E le promesse di pagamento bancarie sono di fatto considerate vero denaro indipendentemente da ciò che pensa Ersandro, la differenza con le banconote è puramente oziosa dato che non vi è ambito nell’economia sviluppata in cui i soggetti non accettino bonifici tranne nel sommerso ma per ben altre ragioni.


Il problema nasce quando si realizza che per la banca contrarre tale debito ha un costo pressoché nullo a causa dell'abitudine dei creditori (i correntisti) a non chiederne mai il pagamento.
Quando il correntista X effettua un pagamento è come se richieda i soldi, la banca si priva di una fonte, il deposito del sig. X che passa a un’altra banca. Pertanto dire che nessuno richiede mai il pagamento è una fesseria, dato che il pagamento può benissimo non essere richiesto in contanti. Un giochetto in astratto si potrebbe fare immaginando che tutti i correntisti della singola banca A tramite remote banking trasferiscano i loro risparmi in un’altra banca B, la banca A fallirebbe senza la necessità che si presenti alcun cliente agli sportelli.
I conti corrente sono le principali fonti di finanziamento delle banche, se a ogni calo del deposito del sig. Bianchi il sig. Verdi effettua un deposito in compensazione non c’è problema, se la banca invece non ispira fiducia e i suoi correntisti scappano dovrà ridimensionare seriamente la sua attività se non vuole incorrere nell’insolvenza.

Quanto vi costerebbe indebitarvi di 1000€ se già in anticipo poteste affermare con statistica certezza che nessuno vi chiederà mai il pagamento di tale cifra? Quali altri costi dovreste sostenere oltre a quelli della carta e dell'inchiostro necessari a firmare la cambiale?
La domanda è una stupidata dato che la premessa è sbagliata, i correntisti richiedono i loro soldi eccome, non li richiedessero li depositerebbero nei Btp e non avrebbero bisogno di alcun conto corrente. Se tengono il conto corrente è perché devono effettuare dei pagamenti in qualsiasi momento, ciò vuol dire che in qualsiasi momento possono esporre la banca al rischio di insolvenza.
Pertanto col cavolo che il costo è nullo e devo rammentare che restituire il capitale di un prestito non è un costo, il costo sono gli interessi sul debito, gli sconti sulle attività smobilizzate per regolare la scadenza immediata del debito, gli interessi su ulteriori debiti contratti per avere liquidità... Considerare costo la restituzione del capitale di un prestito è errore logico che non farebbe nemmeno un ragazzino di prima ragioneria, ma che è autorizzato a farlo solo il presidente di qualche psico-setta.


Non solo, poiché lo stesso correntista garantisce la nuova emissione di moneta portando le garanzie reali esiste sempre la possibilità che, nel momento in cui questo dovesse avere difficoltà a pagare le rate, il banchiere si faccia vivo rivendicando l'intero valore della cifra solo promessa e mai erogata.
I debiti quando vengono contratti senza violare la legge in ogni sistema civile vanno onorati, altrimenti non solo la banca ma qualsiasi privato può optare per azioni ingiuntive e richiedere il pagamento.
Nel caso specifico il banchiere ha erogato eccome il prestito se no il debitore non avrebbe mai acquistato il bene che usa come garanzia. Inoltre il bene è una garanzia per la restituzione del credito che la banca ha verso il debitore non garantisce un cavolo sui debiti che la banca ha verso i correntisti o verso le fonti di finanziamento che la banca riceve per effettuare i prestiti. Se i correntisti tolgono i soldi dalla banca, la banca non può pignorare alcun immobile per restituire quelle somme, deve trovare le risorse in altri modi dato che le ipoteche sono a garanzia dei mutui e i mutui sono crediti a lungo termine e non possono essere chiusi anteriormente alla scandenza (al massimo alcuni possono essere cartolarizzati).
ErSrando invece confonde i mutui (crediti a lungo per la banca) con i conti corrente (debiti a breve o meglio a vista verso i correntisti), credendo che siano la stessa cosa. In realtà è la banca che garantisce i debiti sui conti corrente non l’immobile del sig. Brambilla.

Quello che bisognerebbe capire è che il sistema non è stato strutturato per arricchire il banchiere (che comunque percepisce interessi sulla quasi totalità della moneta emessa), ma per tenere in debito la collettività.
Quello che mai capiranno i signoraggisti è che il credito è sempre stato necessario all'economia fin dalle sue origini e non è una macchinazione di qualche entità metafisica o aliena. Dato che difficilemente tra privati ci si fa prestiti o in maniera irrilevante rispetto alle necessità dell'economia sono nati gli intermediari del credito. Il concetto è semplice ma a quanto pare non per Ersandro.

A tutto questo bisogna aggiungere che la moneta viene distrutta per essere subito ricreata poiché il mercato necessita di quantitativi sempre maggiori di denaro. In soldoni, il sistema bancario è creditore di tutta la moneta circolante in ogni dato momento.
Non centra nulla il circolante (che sono le banconote nei portafogli dei privati) con i crediti bancari che sono di aggregato ben superiore al circolante. Ma soprattutto il sistema bancario è prima di tutto debitore verso l’economia per l’ammontare dei depositi bancari che sono una passività verso i correntisti, se per i signoraggisti il debito è un male per il debitore perché secondo loro le banche avrebbero tutto questo potere se sono le aziende in assoluto più indebitate?
Ripeto il credito in realtà è necessario in qualsiasi sistema economico evoluto, dopo il baratto naturalmente.

La famosa equazione valore nominale - valore intrinseco non rappresenta tanto il guadagno del banchiere quanto la truffa subita dal cittadino. In fondo, quando il ladro brucia i soldi che vi ha rubato il danno per voi non sparisce.
Rappresenta solo un’idiozia partorita da qualche giurista rincitrullito, se per Ersandro quell’equazione rappresenta un furto vuol dire che se il Sig. Rossi comprasse una casa senza avere da parte alcun risparmio da cui attingere, al prezzo di 200.000 euro per Ersandro non subire il furto vorrebbe dire restituire alla banca in cambio del credito solo l’equivalente del “costo di produzione del denaro” (visto che non ci sono banconote di carta non so quanto dovrebbe essere) di non so quanto facciamo… qualche centinaia di euro? Ovvero con una spesa di poche centinaia di euro si comprerebbe una casa da 200.000 euro? Da dove salta fuori questo guadagno di comprare un bene di 200.000 euro spendendo quasi nulla? Se nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma ho l’impressione che in questo caso sia il sig. Rossi ad avere rubato a qualcosa a qualcuno…