mercoledì 31 marzo 2010

Riferimenti ufficiali - Promemoria

Questa pagina contiene alcuni link a documenti ufficiali che spesso mi capita di andare a leggere per verificare quanto si dice in giro sul signoraggio, riserva frazionaria, politica monetaria della BCE, statuti etc.
Se la trovate utile potete metterla tra le favorite per un rapido accesso a tutte le informazioni. Man mano che trovo nuovi documenti interessanti la aggiornerò integrandola. Suggerimenti su ulteriori risorse sono benvenuti.

Unione europea

Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea


Regolamenti della BCE

Indice di tutti gli atti giuridici della BCE pubblicati sulla gazzetta ufficiale dell'Unione europea (GU)

Istituto della SEBC
Applicazione di riserve obbligatorie minime, n. 1745/2003 del del 12 settembre 2003

Consiglio direttivo

Strumenti e sulle procedure di politica monetaria dell’Eurosistema (BCE/2005/2) del 3 febbraio 2005


L’ATTUAZIONE DELLA POLITICA MONETARIA NELL’AREA DELL’EUROdi novembre 2008

La politica monetaria della BCE

composizione dell'aggregato passivo

composizione di M3,M2, pagina 22

Bilanci

Indice dei bilanci BCE (annual reports)
Bilancio consuntivo 2009 BCE


Bankitalia

Statuto bankitalia

partecipanti

Sentenza della corte di Cassazione contro Auriti in cui si afferma, tra l'altro, che
"La prima (bankitalia) non è una società per azioni di diritto privato.. bensì un istituto di diritto pubblico"

Definizione di signoraggio dal sito di bankitalia

Deficit dell'Italia negli anni

.. to be continued

domenica 28 marzo 2010

Il debito ETERNO - Isola dei naufraghi

Abbiamo esaminato, in un altro articolo, due storielle sul signoraggio, evidenziando come il sistema attuale non contiene elementi atti a favorire un progressivo indebitamento.
Avevo anticipato che avrei dimostrato che le due storielle
  1. rappresentano un mondo diverso da quello reale
  2. rappresentano un mondo assurdo
e ho già dimostrato quanto detto per la storiella del Bankenstein. In questa nota mi occuperò dell'altra storiella, per certi versi simile, ossia quella dell' isola dei naufraghi.



Isola dei naufraghi


L'originale edizione di questa storiella, scritta da Louis Even lo potete trovare qui (originale) Una versione in italiano invece qui (traduzione)











Introduzione - Arrivo dei naufraghi

I cinque naufraghi arrivano sull'isola e si organizzano per vivere ognuno avvalendosi delle proprie competenze. Complessivamente i cinque si dimostrano in grado di sopravvivere egregiamente, fatto salvo la scomodità di dover usare il baratto anziché la moneta per i propri scambi.

Prima parte - Arrivo del banchiere

Arriva il banchiere con un carico di oro e di occorrente per stampare banconote, e i naufraghi lo accolgono decidendo di costruirgli una casa e assegnandogli il compito di badare al loro denaro. Affermano che l'oro è l'anima del denaro e che però non deve circolare, a differenza del denaro. L'oro è pertanto sepolto e nascosto.
Perché non corrisponde a realtà
  • Il banchiere porta sull'isola dell'oro. Non ha null'altro, ma non lo sta regalando a nessuno. Perché i naufraghi dovrebbero costruirgli una casa? Da solo non sarebbe in grado di farlo così come loro da soli non sono in grado di creare del denaro. Perché loro dovrebbero offrirgli la casa gratis? Sappiamo tutti quanto costa una casa!
Perché è assurdo
  • L'unico compito del banchiere consiste nello stampare le banconote e aspettare di riscuotere il capitale con gli interessi. In pratica poi non fa nulla per tutto l'anno. Come sopravviverà? Dovrà di certo comprare da mangiare e usufruire dei servizi e beni prodotti dai suoi compagni


Seconda parte - Distribuzione del denaro

Il banchiere distribuisce 200 $ a testa con la promessa, da parte dei naufraghi, di restituirglieli dopo un anno con gli interessi dell'8%.

Perché non corrisponde a realtà

  • Il banchiere presta i soldi all'8% ma come mangerà durante l'anno, prima di riscuotere il capitale con gli interessi? 
Sembra ovvia che sarà costretto a spendere dei soldi propri! E cosa vieta ai naufraghi di fargli pagare quanto vogliono la merce di cui lui avrà bisogno per restare in vita?



Senza andare oltre con la storiella, viste le premesse già sufficientemente assurde, consideriamo un

Esempio più verosimile

Come sarebbe potuta andare  la storiella se non fosse stata distorta ad arte?
  • I naufraghi vendono per 1000 $ la casa al banchiere, ricevendo 200 $ ciascuno, senza contrarre alcun debito con il banchiere. Durante l'anno il banchiere, per mangiare e per le altre necessità, spende altri 200 $. 
  • Questi ulteriori 200$ sono quindi incassati dai naufraghi (in cambio dei propri servizi o prodotti), ad esempio nella misura di 40$ a testa.
  • A fine anno ogni naufrago ha (in media) 240$ e non deve restituire NULLA al banchiere, conseguendo un utile annuo di 40$. Il banchiere ha invece una perdita di 40*5=200$ visto che ha dovuto emettere 200$ che non gli sono rientrati
  • Il circolante man mano aumenta e di conseguenza anche i prezzi aumentano (inflazione). In tal modo il reddito di ogni naufrago man mano aumenta (perché aumenta i prezzi alla vendita)
  • Il banchiere è costretto a emettere sempre più denaro durante l'anno per poter comprare da mangiare e sopravvivere
  • Alla fine il banchiere non può più emettere moneta perché non ha più l'oro corrispondente, quindi è costretto a cercarsi un lavoro che gli dia un reddito.
  • Tutti vissero felici e contenti



sabato 27 marzo 2010

Il debito ETERNO - Bankenstein

Abbiamo esaminato, in un altro articolo, due storielle sul signoraggio, evidenziando come il sistema attuale non contiene elementi atti a favorire un progressivo indebitamento.

In questo articolo, come promesso, evidenzierò il perché
  1. rappresentano un mondo diverso da quello reale
  2. rappresentano un mondo assurdo

Bankenstein


Questa storiella, inizialmente scritta da Larry Hannigan è stata poi ripresa da praticamente tutti i signoraggisti, da Pascucci a Saba e poi Della Luna e Miclavez. Ovviamente, salvo poi, ognuno di loro, dire che gli altri  signoraggisti sono ignoranti e in "malafede".



Prima parte - Emissione

In questa storia, si inizia dicendo che Bankenstein introduce l'uso delle sue monete in oro per non dover più effettuare baratti, e che tali monete d'oro sono le uniche che avranno corso legale.
Bankenstein si offre subito di prestare ad ognuno tutto il denaro che desidera, a patto che a fine anno gli riconsegni la stessa somma maggiorata del 5%.
Perché non corrisponde alla realtà
  1. Non è mai stata effettuata una emissione del genere. Le prime monete erano emesse barattando con il signore del metallo con delle monete (da cui il termine signoraggio), pertanto l'emissione iniziale delle monete non avviene con un prestito, ma con un baratto, senza quindi la creazione di un debito.
  2. Se c'è convertibilità con l'oro, Bankenstein deve dare la possibilità a chi abbia dell'oro di avere monete in cambio dell'oro, quindi emettendo moneta esente da debito. Questo è quanto comunemente accade quando un cittadino di uno stato estero vuole convertire, ad esempio, la propria moneta in cambio di quella interna. In questa storia, volutamente, non si parla di questa possibilità
  3. Il profitto del signoraggio, in questo caso il 5% sulla moneta emessa, diventa proprietà di Bankenstein. Ma questo non corrisponde alla realtà, infatti, es. in Europa, l'unica banca che possa emettere moneta è la BCE, i cui profitti sono distribuiti alle banche nazionali, e da queste ultime versati agli stati come imposte. Vedasi A chi vanno gli utili della BCE in merito. Quindi il fatto che vadano ad un privato è assolutamente fuori dal mondo
  4. Bankenstein vede i propri profitti aumentare in base a quanta più moneta presta. Questo è irreale, infatti i dipendenti (es.) della BCE (unico ente autorizzato ad emettere moneta a corso legale in europa), nessuno escluso, sono dei semplici impiegati, e non hanno alcun "bonus" se la BCE un anno emette più soldi.
  5. Compito di chi gestisce la politica monetaria è far si che ci sia in giro moneta sufficiente per gli scambi. In questo caso Bankenstein non sta adempiendo al suo dovere. Per farlo avrebbe potuto, ad esempio, "comprare" titoli di debito di privati (contratti in precedenza verso altri privati) in modo da incrementare la liquidità esistente. Alla scadenza di tali titoli avrebbe potuto comprare nuovi titoli per mantenere il livello di liquidità ad un valore adeguato. Quello che oggi fa la BCE.
Perché è assurdo
  1. Bankenstein non può prestare ad ognuno tutto il denaro che desidera, perché non ha (o non dovrebbe avere) risorse illimitate. Tra l'altro, se Bankenstein avesse risorse illimitate, non avrebbe interesse ad aumentare la propria ricchezza.
  2. Bankenstein non mangia, non compra vestiti, non si concede neanche un bicchiere di vino. Ossia non ha alcuna spesa. Questo è totalmente irreale. Se invece Bankenstein avesse delle spese, sarebbe costretto a mettere in circolazione altra moneta, per poter vivere
  3. Se la moneta è stata introdotta per eliminare i baratti, che senso ha doverla restituire dopo un anno, tornando cosi alla situazione iniziale? Il meccanismo proposto appare assurdo, invece, come è avvenuto storicamente, la moneta iniziale non deve essere emessa con un prestito (o non solo) ma con dei CAMBI (metallo-moneta). Proprio come è accaduto con il conio delle prime monete da parte dei "signori"
  4. Dopo il primo anno, sarebbe stato immediatamente chiaro a tutti che, dovendo restituire i soldi con gli interessi, e non avendo la possibilità di comprare a titolo definitivo (esempio in cambio di metallo) il denaro, l'adozione del genero non era vantaggiosa. Infatti essendo un mezzo necessario per poter pagare (avendo corso legale, ossia forzoso) ognuno in tal modo sarebbe stato perennemente costretto a pagare una tassa (gli interessi) per il suo uso. Dopo aver restituito i  soldi ed eventualmente dichiarato fallimento, i cittadini sarebbero tornati rapidamente al baratto.


Seconda parte - Riserva frazionaria

Bankenstein inizia a raccogliere le monete dei cittadini fungendo in pratica anche da deposito, ossia quello che di solito fanno le banche private. E dato che nota che di solito nessuno ritira le proprie monete, inizia anche a prestarne una parte con la riserva frazionaria. In più, pensa di prestare banconote anche se queste non hanno copertura diretta con le monete d'oro.
A fronte di 100 $ di monete prestate, Bankenstein emette fino a 900$ di banconote.
Perché non corrisponde alla realtà
  1. Se Bankenstein presta le banconote con il meccanismo della riserva frazionaria, allora per ogni 100 monete prestate non può emettere banconote per un valore maggiore di una certa quota. E di certo non può prestare più banconote delle monete depositate. La storiella confonde il concetto di banca con sistema bancario. Si veda in tal senso questa nota
  2. Bankenstein continua a trovare modi sempre più complessi per accumulare denaro, di cui è però l'unico emittente. Non compra neanche una focaccia. In sostanza è ricchissimo della propria stessa moneta però fa una vita da mendicante visto che non spende mai una singola moneta. Non muore di stenti?


Terza parte - Le imposte

Dati i problemi sociali derivanti dall'aumentare del debito, Bankenstein suggerisce di effettuare una tassazione per redistribuire la ricchezza dai ricchi ai poveri. Questo però causa ulteriori problemi invece di risolverne.

Perché non corrisponde alla realtà
  1. La tassazione operata dagli stati non è fatta per redistribuire ricchezze, ma semplicemente fa si che ognuno contribuisca a pagare i servizi dello Stato in ragione del proprio reddito. Una tassa per redistribuire soldi sarebbe del tutto inaccettabile
  2. Lo stato può decidere chi tassare e con quali aliquote. Poteva benissimo quindi decidere di tassare i profitti da signoraggio al 99% (per esempio). Infatti nel mondo reale, i profitti delle banche nazionali vanno per la maggior parte quando non interamente agli stati. E le banche private pagano le tasse così come tutte le altre ditte private
Perché è assurdo
  • Visto che tutti i debiti sono verso le banche e il sistema monetario è viziato all'origine dal non poter acquisire le monete in forma definitiva, non si vede a cosa possa servire redistribuire il danaro. E' la somma totale dei debiti/crediti ad essere inficiata dall'errore iniziale, non i singoli debiti


Quarta parte - La banca centrale

Bankenstein fa si che la sua istituzione sia definita banca centrale. E tuttavia rimane di sua proprietà, non paga tasse e tutti i profitti spettano a lui.
Perché non corrisponde alla realtà

  • Tutti gli utili della banca centrale sono distribuiti alle banche nazionali, che a loro volta li versano agli stati secondo le leggi locali. La banca centrale non può utilizzare i propri utili per comprare dei beni da assegnare a privati. I dipendenti della banca centrale non hanno neanche un euro di stipendio in più se la banca stessa emette più soldi. Scopo della banca centrale è solo mantenere la quantità di moneta circolante ad un livello appropriato. Ho già spiegato a chi vadano gli utili della BCE in una nota



Conclusione

La storiella di Bankenstein contiene in se numerose assurdità e differenze dal mondo reale, per cui è stupido portarla ad esempio per dimostrare un ipotetico vizio del sistema bancario o sociale.
Se si vuole dimostrare qualcosa lo si deve fare con modelli che corrispondano alla realtà (o parti di essa) e non con assurdità messe insieme con astuzia all'unico fine di arrivare ad una tesi desiderata.



Vi illustrerò prossimamente le incoerenze dell'altra storiella, peraltro molto simile, ossia dell'isola dei naufraghi.

La bufala del signoraggio di bank of england


Analizziamo una nuova bufala, introdotta di recente da alcuni signoraggisti con molta fantasia, e che sta velocemente diffondendosi.
Ad esempio, si è diffusa tramite commenti sui post come questo (commenti di un certo Mic)
oppure post del 27 dicembre
Poi hanno preso la palla al balzo anche senatori, vedasi questo video (minuto 4.00 circa).
E non vi elenco in quanti altri siti leggo di questa autentica baggianata.


Dato che è molto semplice smontarla, guardiamo subito sul sito ufficiale della BCE, all'indirizzo
Sottoscrizione del capitale BCE

Come si può leggere, una parte del profitto netto (max il 20% è versato) in un fondo di riserva, mentre il resto è distribuito ai detentori di quote BCE in proporzione alle quote sottoscritte.
E come si può notare, Bank of England non risulta nell'elenco dei sottoscrittori delle quote.

Vediamo la pagina "BCN dei paesi non aderenti all'area euro":


In questa leggiamo chiaramente che le BCN non aderenti all'area euro non hanno titolo a partecipare alla distribuzione degli utili, ne' sono tenute al ripianamento delle perdite.
E nell'elenco di tali banche figura Bank of England.

Spero quindi di non dover leggere più ulteriori scempiaggini su questo argomento.

lunedì 22 marzo 2010

F.Kennedy e l'ordine esecutivo 11110


Ecco un articolo dal titolo "F.Kennedy e l'ordine esecutivo 11110", di Luca Venditti, commentato da un nostro amico molto competente, l'ottimo MMST.




"Oggi 22 novembre ricorre l’anniversario della morte di J. F. Kennedy. Un presidente sopra le righe per molti aspetti, ma soprattutto per l’ordine esecutivo 11110”

Si parte subito con la prima "sparata", la presidenza di Kennedy fu complessa ed intensa, senza essere esperti di storia kennedy fu protagonista nella crisi cubana, nella baia dei porci, fu impantanato nella guerra in Laos e in Vietnam solo per citare i fatti più significativi, ma sfido a trovare storici che lo ricordino per un singolo e inutile decreto presidenziale come ce ne sono a centinaia.

“Il 4 giugno 1963 J. F. Kennedy firmò l’ordine esecutivo 11110 che, di fatto, ridava al governo Usa la facoltà di emettere denaro senza passare per la FED (privata).”

Ridava al governo usa la facoltà di emettere denaro? Leggiamo…

“SECTION 1. Executive Order No. 10289 of September 9, 1951, as amended, is hereby further amended (a) By adding at the end of paragraph 1 thereof the following subparagraph (j):

'(j) The authority vested in the President by paragraph (b) of section 43 of the Act of May 12, 1933, as amended (31 U.S.C. 821(b)), to issue silver certificates against any silver bullion, silver, or standard silver dollars in the Treasury not then held for redemption of an outstanding silver certificates, to prescribe the denominations of such silver certificates, and to coin standard silver dollars and subsidiary silver currency for their redemption,' and (b) By revoking subparagraphs (b) and (c) of paragraph 2 thereof.

SECTION 2. The amendments made by this Order shall not affect any act done, or any right accruing or accrued or any suit or proceeding had or commenced in any civil or criminal cause prior to the date of this Order but all such liabilities shall continue anymay be enforced as if said amendments had not been made.

John F. Kennedy, THE WHITE HOUSE, June 4, 1963.”


[N.D.R. Traduzione:

SEZIONE 1. Executive Order No. 10289 del 9 settembre 1951, come modificato, è ulteriormente modificato (a) Con l'aggiunta, alla fine del paragrafo 1 il seguente comma (j):

'(j) L'autorità conferita al Presidente dal paragrafo (b) della sezione 43 della legge del 12 maggio 1933, come modificato (31 USC 821 (b)), a emettere certificati d'argento contro ogni lingotto d'argento, argento o dollari standard argentei del tesoro non tenuti per il rimborso di certificati d'argento preesistenti, di prescrivere la denominazione di questi certificati d'argento e di coniare gli "standard silver dollars" e le valute complementari rimborsabili in argento, 'e (b) Con la revoca comma (b ) e (c) del comma 2 dello stesso.

SEZIONE 2. Le modifiche apportate dal presente decreto non pregiudicano qualsiasi atto compiuto, o qualsiasi altro diritto maturato o maturati in qualsiasi causa o procedimento avviato o in una causa civile o penale prima della data della presente ordinanza, ma tutte le passività quali continuano a essere eseguita come Se tali modifiche non fossero state apportate.

John F. Kennedy, la Casa Bianca, 4 giugno 1963.

]



Qualcosa non quadra, che senso ha ridare un potere che il governo già aveva? Il decreto stesso richiama il potere conferito al presidente dall’Agricultural Adjustament act del 1933, detto in parole povere Roosevelt emetteva certificati d’argento già dagli anni’30, il decreto in questione invece inserisce questo potere nell’ EO 10289 che elenca le funzioni di competenza del segretario del tesoro senza la previa autorizzazione presidenziale.

Partendo da questo passo falso si possono costruire tutte bufale che la mente complottista può immaginarsi, diventa solo una gara di chi la spara più grossa.




“Un atto rivoluzionario. Poiché gli Usa non avevano una copertura aurea soddisfacente, Kennedy scelse la copertura in argento.”


Non fu kennedy ma fu Roosevelt che ordinò il ritiro dell’oro e fu Roosevelt che permise l’emissione di certificati d’argento al governo.



“ Questi certificati d’argento, perché di certificati si tratta, erano a costo zero, cioè non erano obbligazioni sulle quali bisognava pagare un interesse, come invece lo erano, e lo sono, le banconote della FED.”

Costo zero, come no? si sa che in America vigeva la schiavitù con miniere argentee di proprietà statale che non pagava i lavoratori con nemmeno una ciotola di riso. Come facevano ad estrarlo in queste condizioni è un mistero, a lavorarlo poi non si sa, ma prendiamo per buono che è a costo zero se lo dice Venditti.

Se invece non erano a costo zero e lo stato non aveva risorse per comprare l’argento doveva prendere capitali a prestito, pertanto pagare il caro interesse.

“Erano veri e propri dollari Usa. Diversamente dai dollari FED, i dollari di Kennedy erano convertibili (1 oncia di argento). Kennedy mise in circolazione 4,3 miliardi di dollari. Ciò di fatto metteva in discussione il monopolio della FED di battere moneta.”

Dato complottista estratto alla tombola, non c’è fonte che confermi questa cifra è totalmente inventata.


“Secondo questa legge, i dollari di Kennedy sarebbero stati tesaurizzati. Tuttavia quando la moneta inconvertibile e inflazionata - la cattiva, quella della FED - perderà il suo valore e si svaluterà verrà utilizzata l’altra moneta! Inoltre la tesaurizzazione non sarebbe avvenuta se la consapevolezza del maggiore valore del dollaro di Kennedy rispetto a quello della FED fosse stata diffusa. Ciò avrebbe portato al rifiuto della vecchia moneta, anche perché in questo caso non si stava parlando di bimetallismo.”

Ci mancavano le ricerche originali sulla deviazione dalla legge di Gresham per rendere più ridicolo l’intervento. Semplicemente se la parità è garantita dallo stato non c’è alcun motivo per cui la legge di Gresham non dovrebbe funzionare la frase è un non senso.

“Inoltre l’emissione di moneta con copertura argentea non era gravata di interesse, ciò avrebbe potuto ridurre il debito pubblico americano o contrastare la sua crescita. Il dollaro di Kennedy era quindi una Base Monetaria non-onerosa! I costi erano sicuramente molto più bassi di quelli della Banca Centrale.”

Come ho già mostrato è una bufala perché per acquistare l’argento i capitali ci vogliono e se non si hanno si prendono a prestito. Su che dati il fuffaro Venditti basa la propria tesi di minore onerosità dei certificati argentei è un mistero. Dovrebbe innanzitutto spiegare come mai se faceva guadagnare lo stato e diminuire il debito pubblico i dollari argentei furono ritirati per la loro eccessiva onerosità. E non tiriamo fuori altro complottismo perché il presidente che diede il via al graduale ritiro dei certificati si chiama John Fitzgerard Kennedy.

Woodward lo spiega in un saggio nel libro di Grey B. “Federal Riserve System” qui disponibile solo parzialmente.

Semplicemente negli anni ’50 la crescita del prezzo dell’argento ha fatto si che i certificati argentei avessero un valore nominale inferiore al costo di produzione (un signoraggio negativo) e ciò ha spinto il congresso a emanare la PL 88-36 del 1963 legge firmata da Kennedy in persona che provvedeva oltre che a rallentare l’emissione di certificati argentei alla sostituzione con le banconote della Fed riserve di piccolo taglio (prima di questa legge la FED era autorizzata solo a emettere banconote di grosso taglio).



Brevemente la storia è riassunta nel seguente schema:

- 1933 Agr. Adj Act, potere al presidente di emettere i certificati d’argento
- 1934 Silver Purchase Act, il potere venne esteso anche al segretario del tesoro
- 1963 PL 88-36 che oltre a iniziare un graduale rientro dei certificati d’argento abrogò interamente il Silver Puchase Act
- Kennedy volendo che le rimanenti emissioni fossero comunque affidate al segretario del tesoro contemporaneamente alla PL 88-36 emise l’EO11110.



Tutti i romanzi complottisti che ne derivano sono riassunti e spiegati in quest’ultima frase.

domenica 21 marzo 2010

Il debito ETERNO - esame elementi del sistema



Un mito di cui si legge spesso sul web è quello del "debito eterno". Ci sono varie storie infatti, da Bankenstein, a L'isola dei naufraghi, peraltro tutte simili e con molti punti in comune, tra cui:

  1. rappresentare un mondo diverso da quello reale
  2. rappresentare un mondo assurdo

Ci occuperemo in seguito di dimostrare queste due affermazioni in seguito, mentre adesso andremo ad indagare sullo scopo principale che si è prefisso chi ha inventato queste due storielle.
Ossia che il debito verso il sistema bancario è inestinguibile e può solo aumentare
Detta così a molti farà ridere, eppure, non ci crederete, è esattamente quello che affermano tutti i signoraggisti nelle loro pagine, video, libri e nei loro deliri itineranti.
Dato che, per dimostrare la loro stramba tesi, usano queste due storielle piene di errori, evidentemente hanno le idee parecchio confuse. Allora vi presenterò un modello, molto semplice e al contempo aderente alla realtà.

Modello senza banche


Gli elementi di questo modello, pur semplificato, saranno:
  • una base monetaria M0
  • una collettività
  • lo Stato che paga i propri dipendenti, fornisce servizi ai cittadini e incassa le imposte

Come potete notare, gli elementi principali della società ci sono tutti. Mancano solo le banche. Le banche le aggiungeremo in un secondo momento, non temete.
Supponiamo inoltre che ci sia un solo stato, ma non dovrebbe fare differenza ai fini della dimostrazione.

La base monetaria, M0, supponiamo che siano delle banconote che circolano nella collettività. Sono di vario taglio e servono come strumento di pagamento per l'acquisto di beni/servizi, oltre che per pagare le tasse. Insomma qualcosa che serve per non dover tornare al baratto.
In un primo momento assumeremo che queste banconote siano già presenti nel sistema, e che nessuno abbia la possibilità di stamparne di nuove. Infatti in questo modello "base" non ci sono banche di alcun genere.
Cosa succede in questo mondo senza banche? in teoria il modello potrebbe anche funzionare, sin quando, ad esempio, qualcuno non vuole spendere più di quanto possiede nella propria cassaforte. In quel caso è costretto a chiedere dei soldi in prestito a qualche amico o conoscente, ma tutto sommato è possibile anche che trovi qualcuno disposto a prestarglieli.
Cosa succede se lo Stato invece spende più di quello che incassa? sarebbe costretto a chiedere soldi in prestito ai cittadini, ad esempio emettendo dei titoli di stato e vendendoli (direttamente) ai cittadini presso specifici sportelli. I cittadini, prestando i propri soldi, vorrebbero degli interessi in cambio, infatti per prestarli si dovrebbero privare di quei soldi per un determinato tempo, e dovrebbero essere ricompensati per questo.
I titoli di stato quindi potrebbero continuare ad esistere in questo modello di società senza banche. Avrebbero la medesima funzione che hanno oggi.

Esaminiamo ora cosa succederebbe se un cittadino, ad esempio, un allevatore di galline, invece di spendere i propri guadagni per andare in crociera o per andare al cinema con la moglie, iniziasse a mettere da parte i propri guadagni, cercando di spendere meno possibile. Man mano diminuirebbe la moneta sul mercato. Suo figlio potrebbe continuare la sua opera, dopo la sua morte, mettendo tutto in una cassaforte che man mano si riempirebbe sempre più.
L'allevatore venderebbe le uova, nutrirebbe le galline con l'orto di casa sua e si ciberebbe con una parte di quelle uova. Sarebbe destinato a diventare ricchissimo, sempre che gli affari gli vadano bene, e a detenere una quota sempre maggiore della moneta circolante.
O almeno questo potrebbe sembrare in una prima analisi. Pensandoci meglio, non gli basterebbe una vita per riuscire a risparmiare abbastanza da impadronirsi di tutta la moneta circolante. Però una cosa appare chiara, se la moneta si trasforma, come è possibile, da uno strumento di pagamento ad un mezzo per accumulare ricchezza, cosa che non può essere impedita, c'è il rischio che la moneta circolante diminuisca sino a rendere difficili gli acquisti.
Infatti se molti iniziassero a risparmiare e non spendere i soldi che guadagnano, succederebbe, nel modello descritto, esattamente questo.
Sarebbe allora necessario che qualcuno immettesse nuova moneta nel sistema.

Nota:
Si badi bene però, anche se una persona in qualche modo riuscisse a venire in possesso di tutta la moneta circolante, non diverrebbe proprietario dello Stato . Infatti una cosa è la moneta circolante, e una cosa sono i beni dello stato e dei suoi cittadini.
In particolare, la moneta circolante è plausibile che valga una parte infinitesima del totale dei beni posseduti dai cittadini. Il punto è che quando tizio compra un castello da caio, e gli da 1 milione in cambio, caio poi con quel milione si compra una barca da sempronio, sempronio si compra una reggia da Pippo etc. Anche in un esempio così piccolo, si può notare come il totale de beni abbia un valore molto superiore alla moneta che è circolata per comprarli. I beni continuano ad esistere per sempre (sin quando non vengono consumati o distrutti), invece la moneta continua nella sua perenne circolazione.



Modello con banca centrale

Abbiamo visto che nel modello "senza banche" era possibile ritrovarsi in una situazione in cui la moneta circolante fosse insufficiente. Questo può anche accadere semplicemente perché la popolazione aumenta.
Serve quindi un ente preposto a far si che la moneta circolante non sia ne' troppa e ne' troppo poca.
Una cosa importante da considerare per valutare se la moneta non è troppa, è l'andamento dei prezzi.
Questo è di solito misurato con appositi panieri da enti preposti. Se i prezzi aumentano, automaticamente, il valore del denaro diminuisce. Per esempio se avevo messo da parte 100 milioni per comprare una casa che costava 100 milioni, e le case nel frattempo aumentano del 30%, automaticamente i miei soldi valgono meno. Valgono meno perché posso comprarci meno roba.
Invece chi possedeva già la casa, non ha perso nulla, anzi, ha visto il valore della propria casa aumentare.
Quindi il valore del denaro è legato ai prezzi dei beni in circolazione in maniera molto stretta. I beni si comprano col denaro. Se i beni aumentano di valore, il valore del denaro per definizione diminuisce. E viceversa, se i beni diminuiscono di valore, è il denaro ad aumentare di valore. Infatti, sempre nell'esempio precedente, se i prezzi delle case scendono del 30%, con quei 100 milioni potrò comprarmi la casa più qualcos'altro. E' chi possedeva il denaro ad aver guadagnato.
Senza bisogno di essere degli economisti e tirare in ballo equazioni come PQ=MV, appare chiaro che si instaura un equilibrio, molto delicato, tra quantità di moneta circolante, velocità con cui circola, prezzi dei beni e livelli salariali. Aumentando la quantità di moneta in circolazione, a parità di altri fattori, i prezzi dei beni non possono che aumentare. Questa si chiama inflazione. E se i prezzi dei beni aumentano, abbiamo già notato che il valore del denaro diminuisce.
E' necessario quindi che la moneta sia immessa in maniera molto oculata e senza che crei inflazione. Infatti questo creerebbe un serio danno a tutti i risparmiatori che ne hanno messa (lecitamente, dopo aver pagato le tasse sui propri redditi) da parte.

Introduciamo quindi il concetto di Banca centrale adibita esattamente a questo scopo: assicurare che la quantità di moneta in circolazione sia adeguato.
Come può la banca centrale adempiere a questo scopo? Per esempio comprando debiti o titoli di stato.
Ad esempio, se lo stato ha emesso dei titoli pari a 10oo, detenuti da cittadini, e la banca centrale compra tali titoli dagli stessi, si otterrà l'effetti di aumentare di 1000 la moneta circolante.
Proprio l'effetto desiderato. Dato che il cittadino ha detenuto il titolo per un certo periodo, avrà diritto alla sua quota di interessi sul titolo. La rimanente parte sarà incassata dalla banca centrale.

La banca centrale potrà usare gli interessi incassati quando scade il titolo per pagare i propri dipendenti, per pagare le tasse e per formare delle riserve.
Una volta incassato il titolo, se c'è ancora bisogno di una quantità di moneta circolante maggiore di quellla risultante, sarà comprato un altro titolo e così via.
Se invece il livello del circolante è adeguato, non sarà ricomprato alcun titolo.
All'opposto, per assorbire moneta, la banca centrale può vendere titoli.

Può la banca centrale arricchirsi in questo modo?
La banca centrale monitora solo la moneta circolante. Non può avere fini di lucro. Gli utili dovuti all'incasso degli interessi dei titoli sono usati per il proprio funzionamento e per il resto versati allo Stato.
I dipendenti della banca centrale non ricevono "premi produzione" in base alla moneta prestata o cose del genere.

Ma la banca centrale può diventare proprietaria di un numero di titoli sempre crescente?
La banca può avere necessità di emissione man mano maggiori, e comprare dei titoli ove occorra.
Tuttavia lo Stato non è tenuto a emettere titoli di debito. Se lo Stato non emette titoli e la banca dovesse tuttavia necessitare di emettere nuova moneta (sempre al fine di rendere la quantità di moneta circolante adeguata), dovrà farlo in altri modi. Ad esempio comprare obbligazioni da ditte private, con opportune garanzie.

E' da notare che il fatto che la banca vada a disporre, per un certo periodo, di questi titoli non arricchisce e non impoverisce nessuno. Le obbligazioni o i titoli sarebbero stati emessi comunque, pagando gli stessi interessi, anche se fossero state vendute a privati.
L'utile conseguito dalla banca centrale è sempre e comunque versato allo stato, tolte le spese di funzionamento.

La banca centrale non ha quindi alcuna speranza di impadronirsi del mondo

Modello completo, con banca centrale e banche private


Nel modello appena descritto abbiamo visto che ci sono ancora dei problemi, dovuti all'assenza delle banche private:

  • per chiedere prestiti bisogna rivolgersi a dei privati, con tutti i rischi che ne conseguono (da parte di chi eroga il prestito)
  • bisogna conservare i propri risparmi in qualche cassaforte visto 
  • se aumenta la propensione al risparmio la liquidità in circolazione diminuisce  con la successiva necessità di introdurre nuova moneta sul mercato
  • non esistono assegni, carte di credito, bonifici, domiciliazioni bancarie, rid, mutui e tutti i servizi che vengono forniti dalle banche private
A questo punto sorge un esigenza da parte della collettività che può essere colmata con la funzione svolta dalle banche commerciali
Queste, a differenza della banca centrale, hanno, legittimamente, fini di lucro.
Forniscono una serie di servizi al pubblico, tra cui l'erogazione di prestiti.
I prestiti sono effettuati utilizzando una parte dei depositi dei proprio correntisti, fatta salva una riserva che deve essere almeno pari alla riserva obbligatoria, decisa dalla banca centrale.
In sostanza, ogni banca, a fronte di 100 euro di depositi, con una riserva al 2%, può prestarne 98. Questo meccanismo è noto come riserva frazionaria


La banca remunera con un certo tasso di interesse attivo X i propri correntisti, e si fa pagare un altro tasso di interesse Y i propri prestiti. Ovviamente X e Y variano a secondo del tipo di contratto stipulato, ma senz'altro di solito X è minore di Y. La differenza tra gli interessi passivi incassati e gli interessi passivi pagati, tolte le spese di funzionamento (ovviamente è una semplificazione) costituisce l'utile della banca

L'utile della banca è distribuito agli azionisti della banca stessa oppure è reinvestito, dunque in ogni caso torna in circolazione.
Le banche commerciali quindi, alla stessa stregua del pollivendolo del modello base, svolgono un'attività che frutta loro un utile, ne' più ne' meno.
C'è da osservare che, col meccanismo della riserva frazionaria, il fenomeno di rarefazione della moneta circolante dovuto alla maggiore propensione al risparmio della collettività (che può normalmente accadere in determinati periodi di crisi), è attenuato dal fatto che le banche possano prestare i soldi depositati presso di esse.
Può una banca commerciale arricchirsi sempre di più sino a diventare la padrona del mondo?
La risposta a questa pur ridicola domanda è: lo può fare nella stessa misura in cui lo può fare un qualsiasi imprenditore privato. Non c'è alcuna differenza. E' un attività come un'altra. Non è vietato, e nemmeno immorale, per una società privata,  avere degli utili. 
E'  tuttavia tutto da dimostrare se sia più proficuo ad esempio gestire una banca o un pozzo di petrolio o una catena di supermercati o tante altre attività.

Torniamo alla domanda iniziale.
E' vero che il debito verso il sistema bancario è inestinguibile e può solo aumentare?
Abbiamo visto che

  • La banca centrale è "neutra" in quanto i propri utili sono redistribuiti allo stato, e, dato che i propri dipendenti sono dei semplici impiegati, che non percepiscono NULLA degli utili della banca stessa, ma solo un normale stipendio (ovviamente commisurato alle responsabilità, come ovunque accade),  la banca centrale non ha ne' la possibilità e ne' l'interesse ad accumulare dei titoli che nessuno potrebbe spendere in alcun modo.
  • Le banche private, come tutte le attività private, traggono dei profitti nel proprio esercizio, e come tutti i privati sono libere di spendere i propri utili, reinvestirli, depositarli su un conto corrente o metterli in un bunker.
Dov'è allora la truffa? I meccanismi descritti sono semplici e naturali e nascono solo per soddisfare delle normalissime esigenze della collettività e del sistema bancario e monetario.
I debiti verso le banche nascono perché qualcuno chiede un prestito. Nessuno è costretto a farlo. Se poi per avere dei soldi è necessario restituirli con un certo interesse, appare del tutto ragionevole. Per prestare dei soldi, tra l'altro, non è necessario essere una banca. Chiunque può farlo. 
Qualsiasi debito si estingue non appena si finiscono di pagare le rate. Dov'è il motivo per cui dovrebbe sempre aumentare? Perché mai, una volta estinto un mutuo ad esempio, uno dovrebbe per forza accenderne un altro?
O perché mai uno stato che ha emesso dei titoli di debito, una volta estinti gli stessi, dovrebbe necessariamente emetterne di nuovi? non c'è alcun motivo. Se lo fa, evidentemente è perché ha un deficit, ma di certo non per colpa delle banche.
Sarebbe come addebitare la causa di un debito a chi ha erogato il prestito. Cosa c'entra? prima nasce il deficit e poi nasce la necessità del debito, per qualunque individuo o ente.

La storiella del  debito eterno è quindi del tutto infondata.


Prossimamente sarà dimostrato, come promesso, il perché le due storielle che circolano:
  1. rappresentano un mondo diverso da quello reale
  2. rappresentano un mondo assurdo
Stay tuned



giovedì 18 marzo 2010

Ma davvero non esiste alcuna truffa attorno al signoraggio?

Pubblico questo riadattamento di una nota di MMST su una pagina di facebook al momento censurata.



Il vasto pubblico ha avuto un minimo di familiarità con l’argomento a seguito del caso Madoff. Parliamo del gioco Ponzi, dal nome del suo ideatore Charles Ponzi che da profeta della finanza raccoglieva risparmio garantendo rendimenti più alti di quelli di mercato attraverso giri e scambi complicati di marche bollate che nessuno capiva.
[N.d.R
da wikipedia: Lo schema di Ponzi (spesso confuso con lo schema piramidale o il marketing multilivello) è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi "investitori", a loro volta vittime della truffa.
]

In realtà questa è solo la spiegazione di facciata che Ponzi dava ai risparmiatori quando gli facevano domande sulle sue fortune, il denaro di fatto non veniva investito da nessuna parte. Ma se i primi investitori guadagnavano effettivamente rendimenti alti; Charles da dove li ricavava tutti questi profitti? Da nessuna parte, girava semplicemente ai vecchi risparmiatori che attendevano il rimborso, denaro apportato dai nuovi investitori, pertanto le alte remunerazioni ai primi fortunati risparmiatori, alimentavano la fama profetica di Ponzi e attirarono nuovi risparmiatori da spennare. La fine logica e matematica di questa progressione geometrica dei deficit se non viene interrotta immediatamente è una sola: crack di dimensioni colossali.
Che Charles arrivi fino alla fine del percorso o che venga interrotto all’inizio e sborsi di tasca sua il limitato deficit che è riuscito a produrre non cambia la tipologia dello schema.
Ora facciamo un esempio, io convinco un mio amico Gianni ad affidarmi 100 euro al posto di un titolo che chiamerò “100 gnocche” (cambio 1 euro-1 gnocca), gli dico che potrà tranquillamente usarlo come mezzo di pagamento nel negozio del mio amico Pinotto perché ho garantito a Pinotto che se riceverà “100 gnocche “ io le cambierò con 200 euro. Ma i 100 euro di differenza da dove li prendo?
O dalla mia attività o meglio dal mio altro amico Ciccio al quale ho esposto stesso discorso fatto con il mio amico Gianni pertanto con il cambio “100 gnocche contro 100 euro”, peccato che ora il deficit sia già salito a 200 euro e via dicendo.
Simile al gioco ponzi vero? Anzi identico di fatto c’è poca differenza se prima di tornare dal sig. Ponzi con il credito che ho nei suoi confronti il credito lo cedo al negoziante che si presenterà al mio posto.
Peccato che nel secondo caso ho descritto il meccanismo del simec. Il prof. Auriti che denunciava truffe bancarie gigantesche che nessun economista vedeva forse perché compromesso con la finanza o perché non sufficientemente illuminato dalla luce della ragione, per salvare il paese dagli strozzini ha usato uno schema creditizio di un truffatore vero.
La fine rispetto a Ponzi di fatto è diversa, in questo caso l’ideatore non scappa con la cassa ma rimborsò le perdite, salvato dalla guardia di finanza che chiudendo i battenti sul nascere dell’”esperimento” evitò deficit di proporzioni ben più ragguardevoli.
Pertanto grazie alle fiamme gialle i signoraggisti possono celebrare il loro eroe senza macchia.


La teoria di Auriti è questa, un pezzo di carta vale zero di costo intrinseco ma se le persone si mettono d'accordo quel pezzo di carta diventa improvvisamente ricchezza per effetto di una magico potere spirituale emanato dalla società. Pertanto questa crescita di ricchezza (da pochi centesimi al milione comparsa dal nulla) se la stampa lo stato è del popolo se la stampa il banchiere è un debito per il popolo (il famoso profitto del 200%). In quell'esperimento Auriti voleva dimostrare che le persone accettavano moneta non emessa dalla banca d'italia, peccato che l'accettavano in cambio di una promessa di pagamento delle stesse lire (la odiatissima moneta a corso forzoso che è quello che da valore).



Passiamo alla parte giuridica.
Per farlo prendo spunto dall'ordinanza di dissequesto del simec emessa dal tribunale di chieti,
Senza addentrarci sulla definitività giudiziaria del provvedimento che non mi interessa vorrei evidenziare come in questa" vittoria" per Auriti il tribunale abbia classificato giuridicamente il simec.

Riepilogo: i simec erano stati sequestrati con l'accusa di raccolta abusiva di risparmio in violazione del Tub. Infatti la raccolta di denaro con obbligo di rimborso è un'attività che possono fare solo istituti in possesso di autorizzazioni e garanzie (banche) che auriti non aveva.
Il tribunale invece dice: "no questa non è attività di raccolta di risparmio" e spiega il perchè.
"Infatti - a parte il sospetto d'incostituzionalità dell'ipotesi incriminatrice prevista dal combinato disposto di cui all'art 11 comma 1 e 130 D. L vo 385/93. nella parte in cui individua, genericamente e in violazione del principio di tassatività in qualsiasi veste giuridica (id est "sotto altra forma") la condotta illecita - nessuna acquisizione di fondi con obbligo di rimborso viene attuata dal prof. Auriti."
Pertanto attenzione perchè il tribunale dice che auriti con quello scambio non aveva legalmente alcun obbligo di rimborso.
Infatti quello secondo il tribunale non è un contratto con obbligo di rimborso ma un contratto di compravendita (lira-simec) con patto di retrovendita.

"L'indagato, invero - come riconosciuto dallo stesso GIP - pone in essere un atto di compravendita al momento dell'emissione dei cd Simec. in esecuzione del quale Il compratore acquista, versando lire, un quantitativo di identico valore di Simec. Dal che, trattandosi di un atto inquadrabile nell'ambito degli artt. 1470 e ss cc. non può ipotizzarsi alcuni obbligo di rimborso sia in senso stretto che in senso lato."

"Successivamente, il simbolo denominato Simec diviene - come reca la stessa dicitura inserita nel predetto documento - " di proprietà del portatore " così che nella dinamica negoziale lo stesso non è pagabile ma convertibile. E', invero, proprio il portatore del documento che gli conferisce il valore, accettandolo ad un valore doppio; documento che, allo stesso modo e nei medesimi termini, viene accettato dagli esercizi convenzionati associati, alla stregua di un' iniziativa promozionale. Il commerciante aderente al sistema, infatti dopo averlo accettato può riporlo in circolazione nel sistema, ovvero convertirlo ad un corrispettivo determinabile secondo i livelli di liquidità presenti nello stesso sistema. Trattasi, in questo caso, di un atto di retrovendita, ammissibile e meritevole di tutela cx art. 1322, comma 2 c.c.E' evidente, pertanto, che le somme utilizzate dai consumatori per l'acquisto dei Simec e, di poi, riversate nel sistema associativo mediante acquisto dei beni presso gli esercizi convenzionati, attesa la destinazione diretta ed immediata all'acquisto di beni di consumo spesso voluttuari, non possono affatto essere ricondotte nel cd risparmio personale o familiare."

Il patto di successiva retrovendita ha lo stesso valore di un contratto preliminare o meglio per cambiare di un contratto di pronti contro termine che magari i risparmiatori fanno con le banche credendoli strumenti sicuri come le obbligazioni statali e qualche volta prendendo sonore fregature.
Perchè non vi è alcun obbligo di rimborso ma se la parte inadempiente dimostra di essere impossibilitata ad adempiere ha come obbligo il solo risarcimento del danno dato che il primo contratto è stato adempiuto dai due soggetti. Es. io compro un cavallo a 1000 e mi impegno a rivendertelo dopo un mese a 1100, se mi cucino il cavallo dovrò risarcire il danno dato che la mia controparte aveva comunque ricevuto 1000 e non era a bocca asciutta ma con quei 1000 si può comprare un altro cavallo, questa è la logica.


Il tribunale infatti precisa: "L' insussistenza di alcun obbligo di restituzione a carico dell'Auriti anche nei confronti degli stessi commercianti poichè la convertibilità, come tale, esclude una struttura negoziale di tal fatta -consente di ritenere che nella fattispecie vi sia un mero esercizio della libertà negoziale e della iniziativa economica sotto forma associativa. Ciò posto, tutti e tre i dedotti momenti - libertà negoziale, d'iniziativa privata e di associarsi - rivestono rilievo costituzionale e non possono subire compressioni ingiustificate."
"soprattutto la preventiva conoscenza che l'importo eventualmente convertibile è unicamente quello derivante dalla vendita dei Simec - secondo quanto risulta dalle dichiarazioni dei commercianti e dalle lettere acquisite agli atti -, per cui la differenza tra valore nominale e di cambio costituisce il rischio d'impresa di cui ognuno di loro si è fatto carico."

Occhio perchè il tribunale dice che i commercianti (sicuramente sotto consiglio di Auriti e molto probabilmente senza sapere nulla di quello che stavano dichiarando), si sono fatti carico del rischio cambio, ovvero del fatto che Auriti poteva benissimo non essere in grado di riacquistare i simec.
Insomma ricordano tanto i contratti dei derivati firmati dalle imprese in cui dichiarano di avere esperienze decennali in campo della finanza...

Spulciando sul blog di Beppe Grillo..

Incuriosito da alcuni movimenti NO-EURO che circolano, tra cui uno di nome "Lista del Grillo", ho voluto approfondirne un minimo la conoscenza.





Sul sito http://www.signoraggio.it/ c'è un bello stemma "lista del GRILLO" con "del" minuscolo, quasi invisibile, e "GRILLO" bello grosso e in evidenza.
Ma chi è questo grillo? forse Beppe Grillo?
Cerco su wikipedia e trovo che esiste http://it.wikipedia.org/wiki/No_Euro">una voce "No Euro",
"movimento politico italiano fondato a Torino il 28 ottobre 2003 da un gruppo di persone convinte che, a distanza di due anni dalla sua introduzione, la moneta unica europea non avesse prodotto effetti benefici per l'economia e per le famiglie italiane."

proseguendo, leggo la ingegnosa, e a mio parere, immorale, strategia elettorale di questo movimento nel 2008:
...
La lotta per ottenere voti e consensi da parte degli elettori confrontandosi con altri partiti più grossi è però molto difficile, così il candidato premier della lista, Renzo Rabellino, decide di mettere in moto l'operazione Alias.

Cosa sarà mai questa operazione Alias ?
Subito mi sorge il dubbio che ci sia qualcosa di losco

...
Essa consiste nel candidare nelle varie regioni degli omonimi di personaggi politici, per risultare in questo modo più visibili, inducendo alla confusione eventuali votanti; così facendo essi hanno inserito in quasi tutte le circoscrizioni elettorali per il senato l'imprenditore piemontese Giuseppe Grillo, seguito a ruota da Pericle Barlusconi (leader dei Pensionati e Invalidi). Lo stesso simbolo prima dell'intervento del Viminale rientrava nell'operazione, esso infatti aveva scritto la parola "grillo" anziché "grilli" molto più in grande rispetto alla parola "parlante", facendo pensare alla partecipazione del comico genovese nella lista, ma lo stesso comico genovese precisa e ribadisce sul suo blog il 31 marzo 2008:[1]
In sostanza hanno candidato, in ogni regione, omonimi di personaggi politici per indurre alla confusione eventuali votanti.
Incredibile..

E nelle note della pagina di wiki, c'è anche un link ad un comunicato di Beppe Grillo, che, cito
Beppe Grillo sarà in tribunale per chiedere il ritiro di urgenza di: NO EURO – LISTA DEL GRILLO. L’udienza si terrà al Tribunale di Roma il 4 aprile, ore 11.30. Treviso-Roma-Vicenza-Pozzuoli-Pescara-Fiumicino-Massa-Pisa-Viterbo-Nettuno-Tivoli-Villafranca di Verona-Ischia-Bitonto-Formia-Campi Bisenzio-Cepagatti sono le liste civiche che si ispirano al blog.

Quindi in sostanza Beppe Grillo è un acerrimo nemico di queste liste "del GRILLO".
Eppure.. continuano a tenere "Grillo" in bell'evidenza, tra l'altro nella pagina in questione non c'è alcun accenno al motivo per la scelta di questo nome, e tanto meno chi sia questo Giuseppe Grillo che da il nome alla lista..

mercoledì 17 marzo 2010

Signoraggio - Domande Frequenti di signoraggio.it (COMMENTATO)

Leggiamo insieme le risposte alle "domande frequenti" presenti sul sito
signoraggio.it
Ovviamente si tratta di un sito di disinformazione sul signoraggio.





...
Cos’è la moneta?
La moneta è una convenzione esistente tra persone che l’accettano di comune accordo.
Beh iniziamo con una falsità.
Da wiki leggiamo
Per moneta si intende dunque ogni oggetto materiale o entità astratta che svolga le funzioni di:
misura del valore (moneta come unità di conto);
mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi (moneta come strumento di pagamento);
fondo di valore (moneta come riserva di valore);
riferimento per pagamenti dilazionati (funzione implicita nelle tre precedenti).

Insomma da chi l'hanno presa la definizione di moneta questi simpatici signori?
Ve lo dico subito. Da un incompetente completo di economia monetaria, tale Auriti Giacinto.
Tale figuro, come spiegato in una nota, si inventò la bislacca teoria del "valore indotto" della moneta.
La teoria è stata usata per citare in giudizio la Banca d’Italia e chiedere al Tribunale di Roma di dichiarare che la moneta, al momento dell’emissione, appartiene a tutti i cittadini ed è un bene collettivo, in quanto creato dalla convenzione sociale.
L'autore di questa bizzarra richiesta ha perso la causa

dalla nota di foto gian:
Ma torniamo alla teoria del valore indotto, teoria non creduta né accettata dagli economisti. E' una teoria debole perché fa dipendere il valore della moneta dall’accettazione e quindi dalla volontà di chi la usa: una moneta ha valore perché la collettività gli dà valore.
Ma cosa succede se il valore venisse tolto, ovvero se non qualcuno decidesse di non accettare la moneta corrente?


c) Le conseguenze paradossali del valore indotto
Il signor Rossi va al ristorante e al momento di pagare si sente dire dal ristoratore: non accetto gli euro, sono pezzi di carta senza valore. Il signor Rossi chiede spiegazioni e protesta, ma inutilmente: il ristoratore pensa che il valore della moneta dipenda da chi l’accetta e lui ha deciso di non accettarla.
Se il valore di una moneta dipendesse solo dall’accettazione, chiunque potrebbe decidere di non accettare una moneta o cambiare idea. Il ristoratore non accetta l’euro, il signor Rossi può non accettare la moneta preferita dal ristoratore.

Ovviamente quindi una moneta per essere utile deve avere la garanzia di essere universalmente accettata, e per questo è necessario che lo sia per legge.

...
A cosa serve la moneta?
La moneta serve come sostituta del baratto, per effettuare lo scambio diretto o indiretto di merci o servizi.
Cos’è il valore nominale di una moneta?
Il valore nominale di una moneta è il valore numerico impresso o stampato su di essa. E’ detto anche valore di facciata.
Cos’è il valore intrinseco di una moneta?
E’ il costo supportato da chi l'ha emessa, comprensivo del materiale (ad esempio oro, argento o carta e inchiostro) e spese di lavorazione.
Chi crea la moneta?
Attualmente la moneta-banconota è emessa dalla Banca Centrale Nazionale. Il Ministero del Tesoro conia le monete metalliche.
Una serie di cose più o meno esatte, in effetti sono le definizioni.

Cos’è la Banca d’Italia?
La Banca d’Italia è la Banca Centrale Nazionale presente in Italia. Essa è un istituto di diritto pubblico ma strutturato come una società per azioni. E' un "unicum" giuridico.
La banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico, e ne abbiamo parlato ampiamente qui .
Cosa vuol dire "strutturato come una società per azioni" non è spiegato dagli autori delle FAQ, tuttavia ci dicono che è un "unicum" giuridico. Meglio così? Sarà una cosa buona? Chissà.


A che cosa serve la Banca d’Italia?
A regolare le operazioni tra le banche locali presenti sul territorio nazionale italiano.
La Banca d’Italia è dello Stato?
No.
I Governatori della Banca d’Italia sono rappresentati governativi?
No. Il Governatore di Bankitalia è consigliato al Governo da Bankitalia stessa. Il Governo può rifiutare il nominativo sottopostogli ma spetta comunque a Bankitalia proporre un nuovo Governatore.
L'autore omette di notare che se il governo non gradisce il governatore può tranquillamente continuare a rifiutare tutti i nominativi che gli vengono proposti.. quindi chi decide alla fine la nomina? Il governo ovviamente.


Di chi è la Banca d’Italia?
Questi sono i soci della Banca d'Italia (con le relative partecipazioni in quote), dedotti da ricerche effettuate da testate giornalistiche, di cui sotto.

· Gruppo Intesa (27,2%)

· Gruppo San Paolo (17,23%)
.. seguono altre partecipazioni..
e siamo arrivati al 94,35%. E l'altro 5,65% di chi è? Sono ignoti! Infatti non è dato sapere (per Legge) i nomi dei padroni di Bankitalia!
Queste percentuali sono state ricavate da Famiglia Cristiana (04/01/2004 pag. 22) e ILSOLE24ORE con un operazione di "ricerca al contrario"
(ossia verificando, per ogni Banca "normale", gli investimenti e le relative quote azionarie di partecipazione)

ATTENZIONE! IL 20 SETTEMBRE 2005 LA BANCA D'ITALIA CONFESSA E PUBBLICA FINALMENTE SUL PROPRIO SITO INTERNET I VERI PARTECIPANTI AL PROPRIO CAPITALE qui


In realtà questa è una frottola già smentita in un'altra nota
cito:

LA FROTTOLA DEI SOCI OCCULTI DELLA BANCA D'ITALIA


Un'altra frottola afferma che solo dal 2005 si conoscono i partecipanti al capitale della Banca d'Italia. Basterebbe cercare i bilanci delle banche disponibili on line per capire che si tratta di una frottola.
Nel bilancio della Cassa di Risparmio di San Miniato3 del 2001 è iscritto lo 0,2173% del capitale della Banca d’Italia per un valore nominale di 652.000 lire. Biverbanca possiede 6300 quote, corrispondenti al 2,1% del capitale. Il Banco di Sicilia5 nel 2001 aveva quote corrispondenti al 6,343% del capitale di Bankitalia. Il Monte dei Paschi di Siena nel bilancio 2002 risulta avere 7500 quote.

E’ vero che la Banca d’Italia stampa le banconote e le presta al Governo al valore nominale?
Sì.
Tecnicamente lo Stato Italiano emette delle Obbligazioni e Bankitalia effettua un prestito allo Stato (indirettamente attraverso l'acquisto di titoli di stato sul mercato dei titoli di stato) per il corrispettivo valore dell’obbligazione, dietro pagamento di un interesse. Tale acquisto di titoli di stato da parte di Bankitalia può essere fatto sia attraverso l'emissione di banconote, sia attraverso l'emissione di denaro scritturale.

Il concetto di prestito indiretto sui titoli di stato se lo sono inventati di sana pianta questi di signoraggio.it.
Un prestito indiretto si ha quando una società agisce come intermediario tra l’istituto bancario o finanziario e il consumatore.
Ora, dire che l'acquirente dei BOT (o altri titoli di stato) funge da intermediario tra lo stato e la BCE è quantomeno assurdo, tant'è che una piccolissima parte dei titoli vengono in effetti venduti alla BCE (dalle banche private), mentre una grandissima parte vengono tenute sino alla scadenza dagli acquirenti iniziali.
D'altronde se uno ha intenzione di fare speculazioni finanziarie di certo non compra BOT o altri titoli di stato.


La moneta, così emessa dalla Banca d’Italia, è coperta da un corrispettivo valore in oro?
No.
La moneta, così emessa dalla Banca d’Italia, è convertibile in una valuta che ha un controvalore in oro?
No.
Anche se l’euro è perfettamente convertibile, ad esempio, in Dollaro USA (la c.d. valuta pregiata), a sua volta il Dollaro statunitense non è convertibile in oro né in altro materiale prezioso.
Della convertibilità aurea abbiamo già parlato, e si tratta un concetto ampiamente superato, perché non compatibile con l'economia attuale.


...
seguono altre domande sciocche su quanto costa stampare una banconota o coniare una moneta, amenità di cui è difficile cogliere il senso

...
E‘ vero che (una banconota)viene prestata allo Stato al suo valore nominale?
Sì. Ad esempio, una euro-banconota con il valore di facciata ‘100’ viene prestata a 100 euro nominali.
Falso. La BCE e le BCN non possono comprare titoli di stato o operare agevolazioni creditizie agli stati, per il trattato di Maastricht.
D'altronde non si capisce a quando dovrebbe essere prestata una banconota da 100 euro.


A quanto corrisponde l’interesse sul prestito?
Attualmente la BCE ha fissato un livello del 4%, il c.d. tasso di sconto (oggi tasso di riferimento) sul denaro (tasso a cui la BC presta alle banche ordinarie), al quale si adeguano tendenzialmente gli altri tassi di interesse.
Chi determina questo valore?
La BCE, in modo del tutto indipendente e non negoziabile.
A parte osservare che oggi, nel 2010, il tasso BCE è l' 1%, il resto è giusto.

...
Cos'è il Debito Pubblico?
E' la somma di tutto il denaro che lo Stato (in generale, le amministrazioni pubbliche) è costretto a chiedere in prestito al mercato per coprire la mancanza di denaro che lo Stato stesso ha accumulato nel tempo per far fronte alle proprie spese, mancanza dovuta all'aver delegato al sistema bancario il potere di emettere moneta.
FALSO. E' vero che il debito pubblico è la somma di tutto i debiti che lo stato ha accumulato per aver speso più di quanto ha incassato con le tasse. Si chiama "vivere al di sopra delle proprie possibilità".
Emettere moneta per far fronte ai debiti è quanto di più sbagliato si possa fare per una gestione dell'economia monetaria, che dovrebbe tendere a contenere l'inflazione, ossia la tassa più ingiusta che possa esistere, poiché colpisce i risparmi anziché i redditi.

Seguono alcune esilaranti domande e risposte sul signoraggio:


Cos’è il signoraggio?
Il signoraggio è la differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco di una moneta.
Questa è errata. Cit. definizione da bankitalia
Per signoraggio viene comunemente inteso l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta.
Con riferimento all’euro il reddito da signoraggio generato dall’emissione della moneta è definito come reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e viene ricompreso nel calcolo del reddito monetario che, secondo l’articolo 32.1 dello Statuto del SEBC, è “Il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sistema Europeo delle Banche Centrali”.
In sostanza il signoraggio è dato dai redditi originati dalle attività detenute in contropartita delle banconote. Ma quali sono tali attività? prevalentemente titoli di stato. E quali sono i redditi che esse generano? la differenza tra il prezzo di acquisto di esse e il prezzo di vendita (oppure eventuali cedole).


A chi va il signoraggio?
Il reddito da signoraggio va a chi emette moneta.
Il signoraggio va alla BCE, però questa a sua volta, fatte salve le riserve, lo distribuisce agli azionisti ossia alle banche nazionali secondo lo statuto in base alle quote di capitale sottoscritto.
Ogni banca nazionale poi, segue le leggi del proprio stato di appartenenza, e versa prevalentemente i propri utili come imposte allo stesso.
Quindi nella fattispecie a chi va il signoraggio della BCE? agli stati membri.
Riguardo gli utili di bankitalia, vedasi la nota specifica sul tema.



Chi ci guadagna dall’attuale sistema?
- La Banca Centrale Nazionale per quanto riguarda le banconote.
Stampando una banconota, ad esempio da 100 euro nominali, intasca la differenza tra questo valore e il valore intrinseco, che è di € 0,30. Una singola banconota da 100 euro viene a costare allo Stato: € 100 + 4% (tasso di sconto) = € 104
Ricordiamo che alla BCE è costata 30 euro/cent, quindi il signoraggio a vantaggio della BCE è di: € 104,00 – € 0,30 = € 103,70
- tutte le banche (Banca Centrale compresa) per quanto riguarda la moneta virtuale (conto corrente). Il meccanismo del guadagno è lo stesso di quello descritto per le banconote, con la differenza che in questo caso il valore intrinseco è nullo.
Di nuovo, stesso discorso. Il signoraggio va agli stati membri. Invece questi perseverano nel loro errore di considerare il signoraggio come differenza tra valore nominale e costi di produzione, e nell'ignorare che gli utili della BCE sono distribuiti agli stati membri attraverso le banche nazionali.


Lo Stato dove può guadagnare?
Lo Stato ha una perdita nel coniare pezzi di monete metalliche da 1, 2, 5 e 10 centesimi di euro.
Il guadagno (signoraggio) inizia dalle pezzature superiori: 20, 50, 1 euro e 2 euro.
Però le monete di metallo (unico vantaggio dello Stato) sono una percentuale minima,
infinitesima della Massa Monetaria attualmente in circolazione.
Qui si insiste in un errore madornale , ossia considerare la stampa delle banconote come una fonte di reddito. Nulla di più falso. Stampare banconote non produce reddito. Altrimenti anche paesi poverissimi potrebbero arricchirsi stampando bancononte.
Perché non lo fanno? E perché non lo facciamo neanche noi?
Perché stampare banconote NON PRODUCE RICCHEZZA. Invece, annacqua solamente il valore delle banconote esistenti creando inflazione e creando, ancor peggio, una prospettiva negativa sulla solidità di una valuta creando una spirale inflazionistica che porta rapidamente il valore di quella valuta a zero.


E' vero che le banche prestano denaro che non hanno?
Sì. Esse infatti possono creare dal nulla denaro che non hanno. E' la legge bancaria che lo permette.
Falso. Anzi la legge prevede che non possano prestare tutto il denaro che hanno, ma devono lasciare una parte "a riserva".


In che modo le banche prestano denaro dal nulla?
In parole semplici, i depositi che noi mettiamo in banca rimangono per lo più disponibili se vogliamo usarli (come ben sa chi ha un conto corrente: può prelevare i propri soldi quando vuole). Tuttavia, la banca "utilizza" quei soldi per fare prestiti ad altre persone. In realtà non li tocca nemmeno, come sappiamo, dato che i nostri conti correnti sono sempre a nostra dispozione. Ciò significa che i soldi prestati dalla banca sono creati dal nulla.
Innanzitutto la domanda è stupida . Se uno creasse denaro dal nulla, non ci sarebbe "un modo" di farlo, ma semplicemente "il modo". Si creerebbe dal nulla punto e basta.
Quindi proprio il fatto che si chieda "come" è sintomo che così non è.
La banca, come gli stessi sono costretti ad ammettere, prestano parte dei depositi dei correntisti. Allora non li crea dal nulla!! C'erano già!
Poi fa un altro errore, infatti dice: "In realtà non li tocca nemmeno, come sappiamo, dato che i nostri conti correnti sono sempre a nostra dispozione". In realtà la banca presta parte dei depositi basandosi su statistiche, ossia sul fatto che la maggior parte dei depositi rimarrà inutilizzata dai correntisti.
Tuttavia se tutti o buona parte dei correntisti si recassero in massa a prelevare i propri depositi, la banca non avrebbe, almeno nell'immediato, liquidità sufficiente a restituire quei soldi. Questo prova che i soldi non sono stati creati dal nulla. Infatti se così fosse la banca potrebbe restituire i soldi senza problemi.
Si veda in merito la nota Ma come prestano i soldi le banche?




Perché esistono tre definizioni di "signoraggio" comunemente usate, con diversi gradi di verità?
Per creare confusione alle persone che cercano di capire.
- definizione illusoria: in alcuni manuali di economia universitari si definisce "signoraggio" il denaro creato dal nulla dalla Banca Centrale per comprare titoli di Stato. Esso è in questo caso inteso come un ricavo del Governo, che in tal modo evita di chiedere tasse o soldi presso il pubblico (ma aumenta il debito pubblico!).
- definizione realistica: guadagno del sistema bancario derivante dalla differenza di interessi sui prestiti e sui epositi.
- definizione reale: guadagno del sistema bancario (fatto salvo il signoraggio sulle monete metalliche che va allo Stato) dato dalla differenza tra valore nominale e valore intrinseco della moneta emessa (di carta o elettronica che sia), al quale si aggiunge il guadagno sugli interessi.
Qui sfociamo nel delirio. Chi l'ha detto che esistono tre definizioni di signoraggio? Solo chi  non ha ancora capito cosa sia il signoraggio.
La definizione del signoraggio è una sola. E non è nessuna delle tre che danno in quella pagina.
Se vogliono essere credibili, perché non danno le fonti delle loro definizioni?
La risposta è molto semplice, inventano baggianate a raffica per attirare gli ingenui.

martedì 16 marzo 2010

Docente? Dimostralo.. e gliel'ha dimostrato!!


Oggi riporto una intervista da una fonte che mai avrei pensato di considerare.
Una intervista sul signoraggio fatta da un membro del PRIMIT al dott. Giuseppe G. Santorsola - Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari Università Parthenope - Napoli

Il "Dossier" si intitola:

Docente? Dimostralo..


e lui

gliel'ha dimostrato!

loro non hanno probabilmente capito molto delle sue risposte, e le hanno pubblicate comunque.
Sono 10 domande che evidentemente, nell'ottica di chi le ha ideate, avrebbero dovuto mettere in luce chissà quali ingiustizie, complotti, oppure il famoso "vero male dello monno" (cit.Pascucci).
e invece...


1. Cos’è per Lei il signoraggio bancario?

Indica l'insieme delle entrate derivante dal battere moneta. Quindi si può anche definire come la differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco. Il termine deriva dal francese "seigneur", che in italiano significa "signore". Nel Medio Evo infatti erano i signori feudali i titolari del diritto di battere moneta e quindi i beneficiari del guadagno che ne derivava. Per signoraggio, nell'ambito delle moderne scienze economiche, oggi si intendono i redditi che una banca centrale o uno stato ottengono grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio.

2. Cos’è la sovranità monetaria di una Nazione?

Il potere di emettere moneta valida come elemento di regolazione ultimativo degli scambi. Per capirne il significato è opportuno pensare ai paesi africani la cui indipendenza fu fattivamente raggiunta (anni ’60) quando ebbero potestà di emissione mutando la precedente dipendenza da sterlina e franco francese. In questa situazione i paesi colonialistici espellevano moneta dalla loro economia trasferendola nelle colonie quando era abbondante, prelevandola quando scarseggiava. Pensiamo invece alla situazione odierna laddove i fondi sovrani di paesi un tempo colonie detengono liquidità rilevanti con le quali sono in grado di diventare azionisti importante di imprese dei paesi un tempo controllori. I migliori fondi sovrani peraltro si liberano dal potere politico “locale” e si affidano a banchieri anche internazionali che costruiscono portafogli e non solo situazioni di potere contrappesando il ruolo di soggetti solo politici. Il percorso è peraltro solo all’inizio in quanto si sta sviluppando solo dal 2008. Nel 1973 e nel 1979 gli stessi bruciarono la ricchezza monetaria derivante dal petrolio compiendo scelte di spesa o investimenti errati

3. Oggi politici e banchieri si danno man forte per magnificare la divisione ermetica tra politica e banca centrale. Ritiene che sia possibile guidare un Paese senza avere il totale controllo della sovranità monetaria (fermo restando l’inserimento di nuovi controlli trasparenti e diretti su chi è alla guida stessa, ossia i politici)?

La separazione dei poteri è un elemento determinante della democrazia; assegnare quella potestà allo stato con la volatilità dei suoi poteri non appare corretto individuando così responsabilità separate fra chi governa la politica economica PE e chi quella monetaria PM. Altrettanto si deve ricordare come alcune banche centrali abbiano dovuto giocare ruoli di supplenza sulla PE quando i governi sono risultati incapaci o incerti in merito. In particolare questo rischio è maggiore nei paesi in cui siano necessari governi di coalizione obbligati a compromessi nelle scelte di PE. Immaginiamo invece cosa succederebbe se anche la PM fosse soggetta a scelte compromissorie. Ricordiamo i ruoli giocati dalle banche centrali in USA e Germania negli anni ’80 nel contrastare scelte dei Governi con Carter e Schmidt; entrambi persero pur cambiando entrambi i Governatori della rispettiva Banca Centrale

4. La BCE non sostiene, per il singolo biglietto, il costo stampato sulla facciata (ad esempio €.100) ma solo il costo tipografico (€.0,30). Dal punto di vista accademico, è corretto inserire il valore di facciata tra le passività della Banca Centrale? Ritiene che sia etica tale operazione? Contabilmente è corretto che la BCE dichiari come passività una cifra così alta per ogni banconota che emette (per altro in regime di monopolio e sulla quale non offre più garanzie reali a copertura, come oro o altro asset reale)?

La valutazione “aziendalistica” è corretta anche se il costo è forse superiore dato l’esigenza di controlli sulla qualità fisica (resistenza nel tempo), di sicurezza (i fili d’argento e gli ideogrammi) e di protezione (contro falsi e creazioni da parte di organizzazioni malavitose). E’ certo vero che un biglietto da 500 euro ha un forte differenziale, ma le banche centrale non hanno interesse di spesa quanto addirittura di suo controllo.

Per paradosso un privato che “battesse” moneta non avrebbe controllo delle sue spese e salterebbe il principio della convivenza sociale pacifica. Per puro diletto suggerisco di meditare sul senso “economico-monetario” rinvenibile in un fumetto quale i “Flinstones” (basato sul baratto) o in un film quale “La banda degli onesti” per spiegare facilmente a chiunque l’importanza di una Banca Centrale. Per discutere invece i rischi di una Banca Centrale non “onesta” suggerisco invece di ripensare al modello negativo delle due Banche Centrali Portoghesi negli anni ’20 quando combattevano fra di loro per avvalorare la loro moneta. Un esempio più sottile fu quello delle 6 banche centrali italiane del 1861 (ridotte a 3 dopo il caso della Banca Romana) ed abolito con la Legge Bancaria del 1926 (che sottrasse potere di emissione al Banco di Napoli e Banco di Sicilia). Una delle scelte utili della Società delle Nazioni (antenata dell’ONU) fu proprio l’obbligo per i suoi membri di avere una sola Banca Centrale ma fortemente indipendente. I casi della ex-Unione Sovietica e della ex-Jugoslavia presentano invece il pericolo del caso opposto (contate il numero delle guerre interne che ne sono conseguite). Per contro le tre repubbliche baltiche sono invece l’esempio di una soluzione più corretta (solo “più” perché comunque hanno generato inflazione e/o redistruzione non omogenea del reddito).

In altri termini e copiando una frase di Churchill, il modello suggerito dai sostenitori della contrarietà al signoraggio non considera che quanto in essere non è certamente il migliore ed è denso di errori, ma tutte le altre soluzioni sono molto molto peggiori! Investiamo dunque nel controllo del modello e non nella sua sostituzione.

5. Il biglietto di banca (banconota) esce dalla stampante della BCE, nessun altro è autorizzato ad emettere cartamoneta nei Paesi Europei. Che tappe effettua la banconota prima di arrivare nei bancomat, dove solitamente la preleviamo?

BCE trasmette a singole banche centrali nazionali che prevalentemente con operazioni oggi di open market trasmettono alle banche che riversano sul pubblico quando la moneta bancaria viene trasformata in moneta legale per richiesta della clientela. Tutto qui! Al contrario quando si deposita la moneta legale viene assorbita e tolta dalla circolazione. Questo lavoro di equilibrio è molto delicato perché si tratta di rispettare l’equilibrio PQ=MV. Ad esempio nel caso Italia abbiamo a grandi linee PQ=1535mld€ M=120mld€ quindi V=12,79. Ciò significa che in un paese avanzato la moneta gira tra gli utilizzatori circa ogni 30 giorni. E’ un lavoro “complicato che deve essere registrato con accortezza. Per una verifica pratica ognuno dei lettori pensi a cosa succede del contante nelle proprie tasche, portafogli, e buste….

6. Il meccanismo della riserva frazionaria permette a una banca commerciale di prestare n-volte quanto ha fisicamente in riserva. E’ solo una tecnica bancaria lecita e consolidata o è un male indispensabile che permette il funzionamento del Sistema stesso? Non sarebbe più corretto portare la riserva al 100%, permettendo così alla banca commerciale di prestare solo ciò di cui veramente dispone, magari coinvolgendo il correntista – vero padrone del capitale – nell’operazione di prestito/ricavi/perdite?

Tale eventuale soluzione non contempla il concetto di rischio che invece la banca assorbe sui depositi e sui conti correnti. Quando il sistema funzione il bisogno di liquidità primaria di una banca è bassissimo (circa il 3/4 per mille del total asset) mentre quello di liquidità secondaria si attesta intorno al 3/5%. Il resto è garantito dal movimento del flussi garantito dall’economia reale in ciclo normale. Senza questa soluzione saremmo ancora in fase preindustriale.

Il meccanismo è lecito, è efficace se la banca gestisce il rischio. Il pericolo risiede nel rallentamento della rotazione e nella perdita della fiducia fra banche che non si scambiano più la loro liquidità. Pongo la domanda: il pubblico è disposto a questi scambi alle stesse condizioni di rischio? Non credo visto che il rifugio in situazioni di crisi resta la posta, il deposito e il BOT. In merito al correntista ricordo che egli rimane sempre il padrone del capitale tanto è vero che può prelevare quando desidera senza vincoli e che è protetto a livello di sistema

7. L’Italia ha un debito pubblico dal 1861. Secondo Lei è dipendente dagli sprechi di governo o dalla mancanza di sovranità monetaria?

Per essere precisi bisogna ricordare l’esperienza unica di pareggio di Quintino Sella nel 1864-65 e nel 1869-73. La storia dimostra in modo inequivocabile e continuo che si tratta di eccesso di spesa per fornire servizi o favori fuori dal quadro di bilancio (chiamiamolo “vivere al di sopra delle proprie risorse”) Ricorderei anche l’esistenza di una normativa abolita da Beniamino Andreatta nel 1981 che imponeva alla Banca d’Italia di finanziare il disavanzo non coperto dalla emissione di titoli pubblici e dalle entrate (si parlò di divorzio fra BI e Tesoro) fino al 14% della spesa pubblica ad un costo dell’1%. Altra misura importante fu nel 1978 la disciplina del ministro del Tesoro Stammati (un ex banchiere) che impose di concentrare la spesa della PA non assegnando più fondi di bilancio agli enti ed alle strutture destinatarie fin dall’inizio dell’anno dopo l’approvazione della Legge Finanziaria. Per ottemperare a tutto ciò ovviamente bisogna creare moneta il cui valore facciale corrisponda alla dimensione della spesa (e del sottostante debito che si crea). Infine, la BI deve coprire il disavanzo estero creato dall’import-export negativo gestendo le riserve valutarie (questo fino al 1.6.99 quando inizia l’operato di BCE).

Stante questo quadro appare difficile dare valenza alla seconda ipotesi suggerita!

Leggere l’accordo di Maastricht aiuta ulteriormente al riguardo considerato il ruolo autonomo dell’Autorità Monetaria quale vigilante del comportamento dei Governi in politica monetaria. Se questi ultimi potessero operare come desiderano avremmo inflazione senza controllo. Basta al riguardo ripensare al comportamento delle dittature o dei governi africani, asiatici e sud-americani negli anni’60 e ’70 fino all’Uruguay Round del 1984. Infine, il modello attuale è l’impianto dell’accordo di Bretton Wood (gestito da governanti quali Roosevelt Stalin e Churchill) al quale dobbiamo il riordino post-bellico e post-inflazionistico del periodo 1940-44

8. La moneta oggi non ha più copertura aurea. Ha un altro tipo di copertura? Perché dovrei, oltre al discorso del corso forzoso, accettare un pezzo di carta emesso da una struttura privata come la BCE (attraverso la sua socia Bankitalia S.p.A.)?

Vale la parte finale della risposta precedente. Il tallone aureo imponeva parità, ma con esso lo sviluppo economico risultava bloccato dalla disponibilità di oro e soprattutto dalle riserve minerarie concentrate in alcuni paesi (USA, SudAfrica (compreso Botswana e Namibia di oggi). Ci fu anche un tentativo di Gold Exchange Standard che curò il passaggio dal predominio inglese con il Commonwealth alla presenza economica degli Stati Uniti. Keynes inoltre suggerì negli anni ’30 di calibrare la creazione di moneta all’esigenza delle economie e della spesa pubblica quale cuscinetto o motore affidato alle Banche Centrali contrappeso delle scelte governative.

Nell'ottica BCE infine, un organismo unico superpartes rispetto ai Governi assicura maggiore indipendenza. Ricordiamoci infine che governi qualificati come liberali, conservatori e centristi spingono verso il controllo mentre quelli socialdemocratici,e di centro-sinistra spingono verso la spesa pubblica. Troppe coalizioni (in Italia e Francia soprattutto) finiscono invece per bloccare le scelte di politica economica creando stallo. Gli Stati Uniti dimostrano invece l’utilità di combinare nel tempo il passaggio fra governi democratici (30 anni dal 1940) e repubblicani (36 anni)

Definire privata una Banca Centrale non è corretto; è una struttura giuridicamente privatistica ma con forte influenza “pubblica”. La situazione italiana è certamente anomala per il forte peso delle Fondazioni Bancarie che sono acefale e soggette ad influenza politica ma non certo private!.

Comunque il peso del Consiglio di Amministrazione della BI non ha impatto sulle scelte che sono determinate da un Direttorio manageriale che dal 2006 è allargato a 5 persone con potestà non più esclusiva del solo Governatore. (riforma del D.Lgs 262 del 27/12/2005)

9. Solo la Banca Centrale (BCE, FED..) crea base monetaria legale. Ci sono però altre monete, c.d. locali (Local Money), che si appoggiano alla divisa ufficiale (Euro, Dollaro..) diventando così monete complementari. Vengono emesse da private associazioni con il nobile intento (la cui fruizione non è dimostrabile) di aiutare particolari economie locali. Dato che la BC emette moneta a debito.. queste monete complementari non aiutano paradossalmente il meccanismo di indebitamento globale, sia pubblico che privato?

La teoria della local money ha scarsissimo successo fra gli economisti più qualificati. Non emetto una valutazione personale in quanto sono di formazione aziendalistica. Sottolineo peraltro che può apparire coerente con strutture di Stati Federali (Germania Austria e Stati Uniti e Canada fra i principali) Essa ha però generato problemi quali ad esempio la crisi dei municipal bonds negli Stati Uniti. Se poi la moneta local viene generata da strutture fortemente indipendenti crea anche un pericolo di sostituzione di moneta cattiva con moneta buona. In epoca di globalizzazione e di commerci aperti inoltre la dinamica dei flussi appare pericolosissima ed invece di signoraggio dovremmo parlare di rivincita dei “valvassini” che si vendicano contro “valvassori”. E’ comunque in contrasto evidente con la scelta UE della moneta unica e della BCE unica.

Si pensi anche alla celerità dell’intervento dei G4-7 e 10 nel periodo settembre-ottobre 2008 che sarebbe stato impossibile nel modello suggerito in questa domanda.

Certo si tratta di interventi eccezionali (1/2 volte al secolo) e temporanei (altrimenti torneremmo ad uno Stato banchiere ed imprenditore che è sistematicamente fallito. Evito ogni riferimento ai modelli di socialismo reale in quanto scomparsi con il 1989. La Corea del Nord rappresenta invece il benchmark della negatività assoluta come impatto sulle popolazioni e sulla sopravvivenza del modello.

10. Il popolo ignora quasi completamente i meccanismi di funzionamento della moneta. A che livello di etica viene trattato l’argomento monetario nelle strutture accademiche, scolastiche, didattiche che Lei conosce?

Una lettura pragmatica suggerisce che il popolo ha bisogni da soddisfare e non modelli etici da osservare come applicati. E’ pericoloso lasciare spazio al “particulare” di Guicciardini ed è forse meglio rileggere il Principe di Macchiavelli per alimentare la convivenza tra 7 miliardi di persone. E’ compito dei Governi risultare etici e flessibili secondo le necessità. Indipendentemente dai risultati che verranno, ancora una volta le soluzioni attualmente in costruzione per la crisi 2007-08 individuano il tentativo di recuperare etica della finanza (pericolosamente a rischio quando la finanza è troppo “greed” (cioè ingorda”) e priva di regole) guardando però al contrappeso di una forza politica eccessiva che tendesse ad utilizzare il denaro come strumento di consenso elettorale dimenticando l’equilibrio delle equazioni macro-economiche (quali la PQ=MV)

Mutuando dalla fisica segnalo come l’equilibrio su una corda si consegue solo combinando correttamente una serie di disequilibri istantanei che se proseguissero oltre il brevissimo periodo genererebbero sistematicamente la “caduta dalla corda” Chiedere ad un equilibrista per conferma.

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